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IL CASTELLO DI FUMONE

La storia del castello di Fumone ha origini oscure e antichissime. Sin dagli albori Fumone fu importante vedetta e luogo di comunicazione. L’altura di  800 mt ove è  collocato Fumone si trova in una posizione di straordinaria importanza strategica, una posizione geografica a dominio sull’intera valle del Sacco e  della strada maestra che collegava Roma e Napoli: la via Latina. Il nome di Fumone nasce  dall’antica funzione di  comunicazione effetuata  con  segnali di fumo, segnali  che annunciavano le invasioni di nemici provenienti da sud e diretti a Roma. Appartenuto agli Ernici ( popolazione antichissima, residente nell’alta Ciociaria nelle città di Anagni, Alatri, Ferentino e Veroli) ,  Fumone, è segnalato come luogo di rifugio del Re Tarquinio il Superbo scacciato da Roma e in cerca di alleanze. In seguito Fumone rivestì importanza militare per i Romani  nella guerra del Sannio, quando i Sanniti erano posizionati nei pressi di Sora ( area visibile dal castello) e da lungo tempo tenevano in scacco le legioni. Ma fu soprattutto durante l’invasione di Annibale, che Fumone rivestì un ruolo chiave.  I Romani se ne servirono quando il generale cartaginese, stabilitosi  a Capua ( area visibile dal castello), decise improvvisamente di puntare su Roma marciando  attraverso la via Latina ( visibile dal castello per un tratto di 50 km). L’ importanza militare di Fumone  continuò anche durante il corso delle guerre civili tra Mario e Silla, e  tra Cesare e Pompeo. Anche allora possedere Fumone significava per i generali non solo osservare il nemico, ma soprattutto comunicare con le legioni e coordinarle da grande distanza. Durante  il periodo dell'impero romano non ci furono mai momenti di crisi nei territori intorno a Roma e in quel periodo la vedetta di Fumone operava  inviando pacifici segnali di fumo di interesse collettivo. Dal 455 (anno dell’inizio delle invasioni barbariche) Fumone ricominciò con le sue fumate che annunciavano  future devastazioni, e per secoli tornò al suo vecchio ruolo. A partire dal X secolo d. C. la storia di Fumone è strettamente legata a quella della Chiesa. Il primo documento ufficiale in cui compare il nome di Fumone è la “ Donazione Ottoniana” quando nell’anno 962 l'imperatore di Germania, Ottone 1° di Sassonia, donò alla Santa Sede e al suo Pontefice Giovanni XII , le città di Teramo, Rieti, Norcia, Amiterno e l'Arx Fumonis. Questa importante donazione dimostra come  il Castello di Fumone era allora degno di essere donato ad un Papa al pari di notevoli città,  e  che  nel X secolo la fortezza  era già famosa e collaudata. Inespugnabile, la Rocca di Fumone fu usata dai Papi per oltre 500 anni come antiguardo verso il mezzogiorno e prigione pontificia per prigionieri politici. Nel 1116, durante la controversia delle investiture e la lotta in Roma tra fazione dell’imperatore  Enrico V e quella papale di Pasquale II,  vi fu rinchiuso il Prefetto di Roma Pietro Corsi ( per importanza la seconda carica dopo il Papa) che aveva stretto alleanza con l’Impero. Nel 1121 il castello di Fumone fu luogo di prigionia e morte di Maurizio Bordino antipapa (con il nome di Gregorio VIII), che anteposto dall’Imperatore Enrico V ai papi Pasquale II e Gelasio II,  finalmente dopo sette  anni venne sconfitto a Sutri e condotto in catene a Fumone da papa Callisto II. Il corpo dell’antipapa fu sepolto nel castello e non venne mai più ritrovato. I tentativi di conquistare la fortezza di Fumone con la forza risultarono vani a chiunque, ivi compresi gli imperatori Federico Barbarossa  ed Enrico VI, che falliti gli assedi della Rocca, sfogarono la loro rabbia  devastando città e campagne a sud di Roma. Solo papa Gregorio IX nel tredicesimo secolo riuscì, dopo mesi di assedio, a farsi aprire le porte, ma pacificamente e sotto pagamento di forte riscatto. La fortezza di Fumone, data la sua fondamentale importanza strategica, al pari di tutte le Castellanie della Chiesa veniva assegnata dai Papi con un contratto di enfiteusi trigenerazionale ( all’incirca 50 anni) a potenti famiglie romane. L’enfiteuta ( definito “ Custode “) era spesso un importante uomo politico romano, questi nominava un castellano di Fumone  di sua scelta,( generalmente un uomo d’armi a cui era delegata la difesa del luogo in sua assenza), costui provvedeva al sevizio di segnalazione di fumo, custodiva i prigionieri politici che il papa vi inviava, manteneva la disciplina militare nella fortezza,  provvedeva alla manutenzione e al rafforzamento delle mura e degli strumenti di difesa, e soprattutto difendeva gli interessi della Chiesa in quel vasto territorio. Il guadagno della famiglia Custode che si sobbarcava le ingenti spese di gestione,  era non solo economico ( la tassa che le città vicine pagavano a Fumone per ricevere i segnali), ma soprattutto il grande prestigio goduto a Roma nel vedersi affidata una così importante fortezza, segno tangibile per la popolazione romana, e per le importanti famiglie aristocratiche sue rivali, di vicinanza al papa e alla politica di questo. Tuttavia l’episodio più importante avvenuto nel castello di Fumone , motivo per cui il nome della rocca  si ritrova inserito in tutti i libri di storia,  avvenne nel 1295 quando vi fu rinchiuso  il santo Papa Celestino V, che vi morì dopo dieci mesi di dura prigionia. Celestino V (l’eremita Pietro dal Morrone) fu eletto papa all’età di 86 anni dopo 30 mesi di conclavi andati a vuoto. Il suo nome fu scelto per via della  santa vita, per la fama che godeva come dispensatore di miracoli, e soprattutto per ragioni politiche, vista la impossibilità per le famiglie cardinalizie dominanti, i Colonna e gli Orsini di trovare un accordo. Ma la scelta dei cardinali di puntare su di lui si rivelò un errore. Celestino V, apparentemente un ingenuo facilmente manipolabile, agì senza tenere in nessun conto gli interessi dei suoi elettori e compì una serie di azioni ( spostò la sede del papato da Roma a Napoli, creò 10 nuovi cardinali, dimezzando così il potere di quelli già esistenti, tolse dall’abbazia di Montecassino i monaci Benedettini sostituendoli con i Celestini) che gli portarono l’avversione della Curia romana. Il pontificato di Celestino durò pochi mesi,  il suo animo puro entrò presto in contrasto di coscienza con le decisioni politiche che spesso dovevano essere fatte nell’interesse della Chiesa, e dopo un tormentoso travaglio Celestino V rinunciò alla tiara abdicando. Al suo posto venne eletto papa Bonifacio VIII. Il nuovo pontefice resosi presto conto della illegittimità della sua elezione (Celestino V rimane l’unico papa ad aver abdicato) decise di recluderlo in una prigione pontificia di massima sicurezza. Fu così che il sant’uomo venne rinchiuso nel Castello di Fumone e vi morì il 19 maggio del 1296 compiendo nel luogo dove visse 10 mesi, il suo primo miracolo da morto. Da allora il castello, che aveva sempre avuto caratteristiche di natura militare, divenne anche un luogo spiritualmente importante. Nel corso del 1500 il castello di Fumone perse la sua importanza militare e  senza più lavori di manutenzione  andò decadendo. Fu così che nel 1584 papa Sisto V decise che, essendovi morto Celestino V, il castello andava conservato come memoria storica, e lo affidò ad una famiglia aristocratica romana : i marchesi Longhi. Le ragioni della scelta di Sisto V su questa famiglia furono legate al fatto che il loro antenato Guglielmo, creato cardinale da Celestino V, iniziò a crearne il culto (prese sotto propria protezione tutte le chiese, cenobi, abbazie celestiniane ,  e soprattutto protesse e foraggiò l’ordine dei Celestini creato da Pietro del Morrone a metà del 1200). Il castello di Fumone nei secoli fu trasformato dalla famiglia Longhi in propria residenza di campagna. Oltre al santuario, i discendenti del cardinale Guglielmo, costruirono il gigantesco giardino pensile, ampliarono il palazzo aggiungendo al mastio la parte seicentesca del Piano Nobile, e settecentesca confinante con il giardino..Da allora ogni membro dei Longhi viene battezzato nella cappella del castello ed  educato alla tradizione celestiniana della famiglia. Nel 1990 i marchesi Fabio e Stefano, attuali proprietari del Castello di Fumone, lo hanno aperto al pubblico e secondo lo spirito di sempre e la secolare tradizione aderiscono  a tutte le iniziative che vanno nel nome e a favore di S.Pietro Celestino.

Contatti: Castello Marchesi Longhi de Paolis
Via Umberto I - 27
Fumone (FR) - Italy
Phone: 3474381399


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L' ARCANGELO METRATON


L’Arcangelo Metatron è noto come “l’Angelo che siede in cima all’albero della vita”, infatti è una figura fondamentale nella Kaballah dove rappresenta il “trono di Dio”. 
Le fonti storiche collocano Metatron in una posizione molto elevata nella gerarchia Divina, dove viene considerato il Principe degli Angeli, Colui che schiude le porte ai Misteri del Regno.
Egli si può definire la voce di Dio e il Suo compito è di portare i pensieri di Dio, rendendoli manifesti, attraverso onde sonore.
Il Suo nome non compare nella Bibbia, mentre è presente nei Libri di Enoch, facenti parte dei Rotoli del Mar Morto ritrovati a Qumran, dove appare la sua stretta relazione con il profeta Enoch.
Dai testi sacri leggiamo che Enoch fu un esempio di rettitudine e fu fonte di ispirazione per molte anime cui fece ricordare il loro Sé superiore e il viaggio che necessita fare per ricongiungersi alla Fonte Suprema. Per questa ragione gli fu concesso di vedere Dio che gli rivelò tutti i misteri dell’Universo, per poi riportare in Terra l’esperienza vissuta.
Metatron è il principale Alchimista dell’Universo e ci sta sostenendo, con la Sua vibrazione, facendoci pervenire luce ad alta frequenza dalle dimensioni Superiori dell’esistenza. Questi fotoni di luce più elevata servono a accelerare il processo di ascensione, stimolando la nostra evoluzione.
La Sua missione è di assistere l’uomo al fine di riportarlo alla perfezione del primo modello Divino.
Metatron è anche l’Angelo dei numeri, in quanto viene descritto con 72 ali e 12 facce ed è conosciuto il suo“Cubo”, che ha collegamento con il “Fiore della vita”.
Questo simbolo rappresenta il completamento dell’opera creativa del mondo ed è composto da sette cerchi interconnessi secondo lo schema della sezione aurea. Per le scuole iniziatiche, rappresentava la “Genesi” e cioè i giorni della creazione di Dio in sette tempi diversi ed era considerato simbolo della perfezione nel mondo terrestre.
Il “Fiore della vita” è importante per la formazione dei solidi platonici. Esso permette il passaggio dalla bi-dimensionalità alla tri-dimensionalità e contiene al suo interno il “Frutto della vita” o “Cubo di Metatron”. Infatti è dalla figura bi-dimensionale dell’esagono in un cerchio, che si può leggere la tri-dimensionalità del cubo.
All’interno del “Cubo di Metatron” vi sono i cinque solidi platonici, che sono espressione di tutte le possibilità di manifestazione del cosmo, essendo radici dell’Universo. Essi sono: cubo, tetraedro, ottaedro, icosaedro, dodecaedro. Tutti i solidi platonici derivano dal cubo, per cui il suo valore simbolico è di Matrice, di Verità, in quanto da ogni parte lo si osservi, appare sempre uguale.
Ogni solido platonico è collegato ad un elemento: il cubo alla Terra, il tetraedro al Fuoco, l’ottaedro all’Aria, l’icosaedro all’Acqua e il dodecaedro al Tutto, alla quintessenza; quella che ci collega con Universi più elevati del nostro.
Questo ci fa comprendere l’importanza della figura dell’Arcangelo Metatron che manifesta la perfezione e i pensieri di Dio, al quale è strettamente collegato, attraverso le onde sonore dei crop-circle, dei quali ci offre il significato intrinseco di ognuno.
Sicuramente le definizioni non sono sufficientemente adeguate per descrivere la Sua alta funzione, poiché Metatron è sicuramente una coscienza molto più elevata, di quella che possiamo percepire. Nei testi ebraici Metatron è descritto come una figura di Angelo che sostituisce l’inguardabile volto di Dio presso gli uomini.
Quello che possiamo intuire è che l’umanità, essendo entrata in una banda di frequenze più alta, è entrata in risonanza con le Sue potenti energie luminose.
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