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IL CASTELLO DI FUMONE

La storia del castello di Fumone ha origini oscure e antichissime. Sin dagli albori Fumone fu importante vedetta e luogo di comunicazione. L’altura di  800 mt ove è  collocato Fumone si trova in una posizione di straordinaria importanza strategica, una posizione geografica a dominio sull’intera valle del Sacco e  della strada maestra che collegava Roma e Napoli: la via Latina. Il nome di Fumone nasce  dall’antica funzione di  comunicazione effetuata  con  segnali di fumo, segnali  che annunciavano le invasioni di nemici provenienti da sud e diretti a Roma. Appartenuto agli Ernici ( popolazione antichissima, residente nell’alta Ciociaria nelle città di Anagni, Alatri, Ferentino e Veroli) ,  Fumone, è segnalato come luogo di rifugio del Re Tarquinio il Superbo scacciato da Roma e in cerca di alleanze. In seguito Fumone rivestì importanza militare per i Romani  nella guerra del Sannio, quando i Sanniti erano posizionati nei pressi di Sora ( area visibile dal castello) e da lungo tempo tenevano in scacco le legioni. Ma fu soprattutto durante l’invasione di Annibale, che Fumone rivestì un ruolo chiave.  I Romani se ne servirono quando il generale cartaginese, stabilitosi  a Capua ( area visibile dal castello), decise improvvisamente di puntare su Roma marciando  attraverso la via Latina ( visibile dal castello per un tratto di 50 km). L’ importanza militare di Fumone  continuò anche durante il corso delle guerre civili tra Mario e Silla, e  tra Cesare e Pompeo. Anche allora possedere Fumone significava per i generali non solo osservare il nemico, ma soprattutto comunicare con le legioni e coordinarle da grande distanza. Durante  il periodo dell'impero romano non ci furono mai momenti di crisi nei territori intorno a Roma e in quel periodo la vedetta di Fumone operava  inviando pacifici segnali di fumo di interesse collettivo. Dal 455 (anno dell’inizio delle invasioni barbariche) Fumone ricominciò con le sue fumate che annunciavano  future devastazioni, e per secoli tornò al suo vecchio ruolo. A partire dal X secolo d. C. la storia di Fumone è strettamente legata a quella della Chiesa. Il primo documento ufficiale in cui compare il nome di Fumone è la “ Donazione Ottoniana” quando nell’anno 962 l'imperatore di Germania, Ottone 1° di Sassonia, donò alla Santa Sede e al suo Pontefice Giovanni XII , le città di Teramo, Rieti, Norcia, Amiterno e l'Arx Fumonis. Questa importante donazione dimostra come  il Castello di Fumone era allora degno di essere donato ad un Papa al pari di notevoli città,  e  che  nel X secolo la fortezza  era già famosa e collaudata. Inespugnabile, la Rocca di Fumone fu usata dai Papi per oltre 500 anni come antiguardo verso il mezzogiorno e prigione pontificia per prigionieri politici. Nel 1116, durante la controversia delle investiture e la lotta in Roma tra fazione dell’imperatore  Enrico V e quella papale di Pasquale II,  vi fu rinchiuso il Prefetto di Roma Pietro Corsi ( per importanza la seconda carica dopo il Papa) che aveva stretto alleanza con l’Impero. Nel 1121 il castello di Fumone fu luogo di prigionia e morte di Maurizio Bordino antipapa (con il nome di Gregorio VIII), che anteposto dall’Imperatore Enrico V ai papi Pasquale II e Gelasio II,  finalmente dopo sette  anni venne sconfitto a Sutri e condotto in catene a Fumone da papa Callisto II. Il corpo dell’antipapa fu sepolto nel castello e non venne mai più ritrovato. I tentativi di conquistare la fortezza di Fumone con la forza risultarono vani a chiunque, ivi compresi gli imperatori Federico Barbarossa  ed Enrico VI, che falliti gli assedi della Rocca, sfogarono la loro rabbia  devastando città e campagne a sud di Roma. Solo papa Gregorio IX nel tredicesimo secolo riuscì, dopo mesi di assedio, a farsi aprire le porte, ma pacificamente e sotto pagamento di forte riscatto. La fortezza di Fumone, data la sua fondamentale importanza strategica, al pari di tutte le Castellanie della Chiesa veniva assegnata dai Papi con un contratto di enfiteusi trigenerazionale ( all’incirca 50 anni) a potenti famiglie romane. L’enfiteuta ( definito “ Custode “) era spesso un importante uomo politico romano, questi nominava un castellano di Fumone  di sua scelta,( generalmente un uomo d’armi a cui era delegata la difesa del luogo in sua assenza), costui provvedeva al sevizio di segnalazione di fumo, custodiva i prigionieri politici che il papa vi inviava, manteneva la disciplina militare nella fortezza,  provvedeva alla manutenzione e al rafforzamento delle mura e degli strumenti di difesa, e soprattutto difendeva gli interessi della Chiesa in quel vasto territorio. Il guadagno della famiglia Custode che si sobbarcava le ingenti spese di gestione,  era non solo economico ( la tassa che le città vicine pagavano a Fumone per ricevere i segnali), ma soprattutto il grande prestigio goduto a Roma nel vedersi affidata una così importante fortezza, segno tangibile per la popolazione romana, e per le importanti famiglie aristocratiche sue rivali, di vicinanza al papa e alla politica di questo. Tuttavia l’episodio più importante avvenuto nel castello di Fumone , motivo per cui il nome della rocca  si ritrova inserito in tutti i libri di storia,  avvenne nel 1295 quando vi fu rinchiuso  il santo Papa Celestino V, che vi morì dopo dieci mesi di dura prigionia. Celestino V (l’eremita Pietro dal Morrone) fu eletto papa all’età di 86 anni dopo 30 mesi di conclavi andati a vuoto. Il suo nome fu scelto per via della  santa vita, per la fama che godeva come dispensatore di miracoli, e soprattutto per ragioni politiche, vista la impossibilità per le famiglie cardinalizie dominanti, i Colonna e gli Orsini di trovare un accordo. Ma la scelta dei cardinali di puntare su di lui si rivelò un errore. Celestino V, apparentemente un ingenuo facilmente manipolabile, agì senza tenere in nessun conto gli interessi dei suoi elettori e compì una serie di azioni ( spostò la sede del papato da Roma a Napoli, creò 10 nuovi cardinali, dimezzando così il potere di quelli già esistenti, tolse dall’abbazia di Montecassino i monaci Benedettini sostituendoli con i Celestini) che gli portarono l’avversione della Curia romana. Il pontificato di Celestino durò pochi mesi,  il suo animo puro entrò presto in contrasto di coscienza con le decisioni politiche che spesso dovevano essere fatte nell’interesse della Chiesa, e dopo un tormentoso travaglio Celestino V rinunciò alla tiara abdicando. Al suo posto venne eletto papa Bonifacio VIII. Il nuovo pontefice resosi presto conto della illegittimità della sua elezione (Celestino V rimane l’unico papa ad aver abdicato) decise di recluderlo in una prigione pontificia di massima sicurezza. Fu così che il sant’uomo venne rinchiuso nel Castello di Fumone e vi morì il 19 maggio del 1296 compiendo nel luogo dove visse 10 mesi, il suo primo miracolo da morto. Da allora il castello, che aveva sempre avuto caratteristiche di natura militare, divenne anche un luogo spiritualmente importante. Nel corso del 1500 il castello di Fumone perse la sua importanza militare e  senza più lavori di manutenzione  andò decadendo. Fu così che nel 1584 papa Sisto V decise che, essendovi morto Celestino V, il castello andava conservato come memoria storica, e lo affidò ad una famiglia aristocratica romana : i marchesi Longhi. Le ragioni della scelta di Sisto V su questa famiglia furono legate al fatto che il loro antenato Guglielmo, creato cardinale da Celestino V, iniziò a crearne il culto (prese sotto propria protezione tutte le chiese, cenobi, abbazie celestiniane ,  e soprattutto protesse e foraggiò l’ordine dei Celestini creato da Pietro del Morrone a metà del 1200). Il castello di Fumone nei secoli fu trasformato dalla famiglia Longhi in propria residenza di campagna. Oltre al santuario, i discendenti del cardinale Guglielmo, costruirono il gigantesco giardino pensile, ampliarono il palazzo aggiungendo al mastio la parte seicentesca del Piano Nobile, e settecentesca confinante con il giardino..Da allora ogni membro dei Longhi viene battezzato nella cappella del castello ed  educato alla tradizione celestiniana della famiglia. Nel 1990 i marchesi Fabio e Stefano, attuali proprietari del Castello di Fumone, lo hanno aperto al pubblico e secondo lo spirito di sempre e la secolare tradizione aderiscono  a tutte le iniziative che vanno nel nome e a favore di S.Pietro Celestino.

Contatti: Castello Marchesi Longhi de Paolis
Via Umberto I - 27
Fumone (FR) - Italy
Phone: 3474381399


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FANTASMI E MISTERI A VILLA MANZONI,ROMA

Fu forse una bravata. Erano un gruppo di amici. Volevano vivere un’avventura, di quelle paurose, da ricordare e raccontare. Decisero di entrare, nottetempo, all’interno dell’abbandonata e cadente villa Manzoni, a Roma. Dove la Cassia e la Cassia Vecchia si incontrano.

Scavalcare il cancello fu semplice. La villa era un’imponente massa scura, anche contro il cielo nero della notte. Tetra, fatiscente. Porte e finestre erano sprangate. Un silenzio irreale circondava la villa.



Ci misero un po’, vangando per il lugubre giardino. Poi lo trovarono: un buco che passava sotto le mura perimetrali della villa. Col cuore in gola, uno per volta attraversarono il buco, strisciando. E furono all’interno di villa Manzoni.

Attesero che i loro occhi si abituassero al buio. Il primo impatto fu stupefacente: decorazioni barocce, geometrie e prospettive asimmetriche, parati irregolari. Una mescolanza di stili.

Il secondo sentimento fu invece la paura.

Avevano da poco varcato la soglia. Alzarono gli occhi. Sul soffitto c’era una scritta, rossa: “l’occhio vi guarda”. Il gruppo di amici restò per qualche secondo imbambolato, guardando fissi la scritta sulla parete.

Poi li udirono: scricchiolii; ululati sommessi; il pianto di quello che poteva essere un bambino. Ovattati, in lontananza. Infine, quei rumori si trasformarono in urla di terrore, che sembravano provenire da tutte le parti.

Il terrore si impadronì di loro. Scapparono, senza più voltarsi indietro. Prima di riuscire a varcare nuovamente la soglia, uno degli amici inciampò in quello che, in quel frangente, parve loro essere un teschio umano.

Secondo gli esperti di esoterismo, villa Manzoni è una delle Nove porte degli inferi. Abbandonata e in decadenza, al suo interno sono state organizzate delle messe nere. Molto spesso, appesi al suo cancello vengono trovati i resti di alcuni macabri sacrifici animali.
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IL FANTASMA DI "SENZ'AFFANNI"

Il Monumento naturale di Galeria Antica è un'area naturale protetta del Lazio istituita nel 1999. Occupa una superficie di 40 ha nella provincia di Roma nei pressi di Santa Maria di Celsano. Galeria Antica è una città fantasma usata talvolta come set cinematografico per la conservazione dell'impianto medievale e la relativa vicinanza a Cinecittà. È stata riconosciuta come Monumento Naturale dalla Rete Natura 2000 ed è affidata in gestione a RomaNatura, seppure si trovi in stato di degrado per problemi di attribuzione dei lavori di ripristino. Esistono, in base alle fonti pervenuteci, due versioni differenti riguardo alla nascita della città. La prima afferma che la città fu fondata dall'antico e sconosciuto popolo dei Galerii. La seconda, e più probabile, afferma invece che la città fu fondata nel periodo di dominazione etrusca, ciò è riconducibile dalla presenza di alcune necropoli di chiara fattura etrusca. Gli etruschi battezzarono questo luogo col nome di "Careia" e fungeva come avamposto di guardia per i territori meridionali, tra Veio e Cerveteri. Il dominio etrusco fu spezzato dalla conquista dei romani, come testimoniano alcune costruzioni dai contorni tipicamente romani come gli archi a sesto acuto e le costruzioni ad “opus incertum”, ritrovate nella città. Galeria decadde e venne probabilmente abbandonata nel corso delle invasioni germaniche, per poi essere ripopolata solo nel medioevo. Il papa Adriano I, infatti, nel corso dell’VIII secolo d.C. mirava ad espandere i confini dello Stato pontificio e a consolidare l'area intorno a Roma. Per questo fondò una Domus Cullate proprio a Galeria. Questa costruzione venne poi trasformata in “curtis” dal papa Gregorio IV nell'840 d.C. Poco più tardi, i Saraceni invasero le coste tirreniche e distrussero la città. Galeria fu ricostruita a partire dal XIII secolo grazie alla famiglia Orsini. La città cominciò a rifiorire, ma col passò di mano in mano a molte famiglie importanti dell'Italia rinascimentale. Il declino di Galeria coincise con l'avvento della famiglia Sanseverino. La città mutò il proprio aspetto da centro fortificato a semplice tenuta agricola. Anche la popolazione, naturalmente, risentì di questo profondo cambiamento, infatti si assistette ad una preoccupante riduzione demografica della città. Il calo di abitanti culminò con l'arrivo della malaria durante il XVIII secolo, un'epidemia che infestò l'intero Agro Romano. Galeria fu completamente abbandonata nel 1809. A partire dalla metà del XVIII secolo gli abitanti del luogo iniziarono a morire in modo alquanto misterioso. In base a ricerche recenti, è possibile attribuire tali morti all'epidemia di malaria, che in quel periodo infestava la zona. Ciò che incuriosisce, però, è l'abbandono degli abitanti della città a partire dagli inizi del XIX secolo. La gente del luogo fuggì dalla città con particolare precipitosità, tanto da lasciare non solo gli attrezzi e i suppellettili, ma persino i cadaveri sui carri che avrebbero dovuto seppellire lontano dalla città. I corpi furono rinvenuti qualche anno dopo l'abbandono di Galeria e furono sepolti mezzo secolo più tardi. Gli abitanti che fuggirono da Galeria, poche decine di persone, si trasferirono solo ad un chilometro dalla città e fondarono un nuovo borgo, Santa Maria di Galeria Nuova. Le rovine sorgono su uno sperone tufaceo che confina ad ovest con il fiume Arrone. Lo sperone ha una forma pressoché quadrangolare e in tempi passati costituiva un’ottima difesa naturale. Dopo l'abbandono del 1809, la vegetazione ha preso il sopravvento su tutta l'area dove un tempo sorgeva la città fortificata, creando un ecosistema unico nel suo genere. L’archeologo inglese Thomas Ashby, che visitò le rovine tra il XVIII e il XIX secolo, descrisse il luogo come "uno dei luoghi più belli da visitare per coloro che amano gli angoli isolati nelle vicinanze di Roma" per via della "pittoresca desolazione delle sue strade, semiricoperte di vegetazione e dei suoi edifici sgretolati". Sullo sperone di tufo sorgono molte case, completamente invase dalla vegetazione, che un tempo costituivano il cuore pulsante di Galeria. All'interno della città, durante il medioevo, sorgeva un castello andato distrutto, di cui però restano alcune macerie. Annessa al castello c'era la Chiesa di San Nicola, di cui possiamo ancora ammirare il campanile risalente dal XVIII secolo, che rappresenta tutto quel che rimane della chiesa. Durante l'epidemia di malaria, infatti, la chiesa fu trasformata in un cimitero improvvisato per seppellire i morti. La Chiesa di San Nicola, comunque, non rappresentava l'unica chiesa di Galeria, ne esistevano altre tre. Importante fu la Chiesa di Santa Maria della Valle, conosciuta anche con il nome di Ospedale vecchio, devastata da un fulmine intorno al XVI secolo. La Chiesa di Sant'Andrea andò invece distrutta in un incendio nel 1816, mentre la Chiesa di San Sebastiano venne demolita nel 1600. Non esiste un preciso percorso di visita del borgo, eccetto quello della mulattiera principale che lo attraversa. Altre costruzioni, tra cui il ponte che sovrasta il fiume Arrone a valle del borgo, si trovano sparse e seminascoste dalla vegetazione un po’ ovunque, nei dintorni della zona centrale. L'accesso a Galeria Antica è completamente gratuito e ci si può arrivare attraverso Santa Maria di Galeria. Tuttavia è sconsigliato addentrarsi nelle rovine senza una guida o una particolare conoscenza del luogo. Il territorio, infatti, presenta numerose buche di notevole profondità, spesso nascoste dalla vegetazione. Alcune rovine, inoltre, sono rese inaccessibili per via della loro instabilità. Circola un'antica leggenda che narra la storia di un fantasma di nome “Senz’affanni”. Il fantasma è lo spirito di un abitante del luogo, morto probabilmente durante il periodo della malaria, che torna ogni anno tra le antiche rovine di Galeria, cantando e suonando per la sua amata donna, in sella ad un bellissimo cavallo bianco. Diversi testimoni, infatti, affermano di aver sentito provenire dalle rovine il tipico rumore prodotto dagli zoccoli di un cavallo, accompagnato da un suono simile ad un lamento. Il fantasma si fa vivo principalmente in inverno, durante le piene del fiume Arrone. Gli scettici affermano, invece, che i rumori che i testimoni sostengono di udire sono prodotti in realtà dalle acque dell'Arrone che sbattono sulle rocce, nel punto in cui il fiume attraversa alcune cavità sotto al borgo.

Fonte: Wikipedia
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IL CASTELLO DI VICALVI


Il castello di Vicalvi, risalente all'XI secolo, si trova sulla sommità del colle interessato dall'omonimo paese della Valle di Comino, in provincia di Frosinone. Benché si presenti come rudere, questo forma con le due cinte murarie poligonali, quasi integre, una vasta area fortificata, che consente di leggerne le varie fasi di costruzione, le funzioni e la strutturazione all'interno di un più ampio sistema difensivo, comprendente anche i vicini manieri di Alvito e Picinisco. Prima possedimento longobardo, con principi di Capua, nel 1017 entrò nel possesso di Montecassino. I monaci lo tennero fino all'inizio del XIII secolo, quando passò alla famiglia d'Aquino, che ne rafforzò la fortificazione, cingendola di un doppio anello di mura. Dopo una breve successione, nel possedimento, fra gli Étendard e, ancora, i conti d'Aquino, il castello passò ai Cantelmo, i quali però, scegliendo come dimora il castello di Alvito, ne decretarono il repentino abbandono e la più lenta e graduale rovina. I resti consentono di testimoniare le prime fasi di fortificazione all'epoca preromana, in particolare al V o al IV secolo a.C., laddove i primi documenti che attestano la presenza del castello sono del 937. A parte diversi successivi ampliamenti, la prima vera ristrutturazione si collocherebbe nel XIV secolo, durante il possesso degli Étendard, in base all'insieme di elementi strutturali orizzontali e verticali richiamanti lo stile gotico, compresa l'originale copertura a falda unica pendente verso l'interno. Il castello di Vicalvi è anche noto alle cronache esoteriche, per le visioni che si sarebbero qui registrate. Secondo le leggende, in effetti, il luogo sarebbe teatro delle apparizioni di una ex-cortigiana di nome Aleandra Maddaloni. Lei avrebbe vissuto nel castello nel XVIII secolo, segnalandosi per aver fatto uccidere i giovani che seduceva, durante le assenze del marito. Questi però, avendola scoperta, la fece murare viva in una delle torri.
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I FANTASMI DI VILLA MANZONI

Villa Mazoni, costruita proprio dai nipoti del grande scrittore, ha tutti i tratti di una casa infestata. Anche se oggi è sede dell'ambasciata del Kazakistan, mantiene ancora agli occhi di tanti appassionati di esoterismo, il suo fascino. Secondo gli esperti essa rappresenta una delle Nove Porte degli Inferi, ossia i portali tramite cui le anime dannate raggiungono i vivi. Solamente poche persone hanno osato metterci piede di notte. All'interno della suggestiva costruzione avverrebbero strani eventi: dai poltergeist, a distorsioni di prospettiva, a cantilene e rumori di catene per non parlare delle minacciose scritte di sangue. Proprio per questo motivo è stata la sede di molte sette sataniche che proprio qui compivano terribili sacrifici: gatti sgozzati, cani sviscerati, preghiere blasfeme...Anche la polizia pronta all'arresto dei satanisti, non sono mai entrati in villa aspettandoli direttamente fuori in quanto si dice che la villa è immune a qualsiasi divisa. I lavori di ristrutturazione hanno subito vari rallentamento ufficialmente a causa di ritrovamenti archeologici che come sappiamo rallentano ogni eventuale opera di ricostruzione e /o costruzione, in realtà le motivazioni "ufficiali" sono di tutt'altro tipo. Riportiamo dal sito http://digilander.libero.it/TSCSS/villamanzoni.htm, una testimonianza decisamente interessante...

"Fu una prova di coraggio. Le entrate erano tutte sigillate e l'unico modo per accedere era strisciare attraverso un buco sotto il livello del suolo. Lo spettacolo, appena entrati, ci tolse il fiato: decorazioni neobarocche, finestre in peperino e geometrie irregolari, pareti asimmetriche, prospettive sballate: una meravigliosa mescolanza di stili, tipica del Brasini (l’architetto, anche lui ‘maledetto’, che progettò la villa).Lo stupore però durò poco: appena varcata la soglia il gruppo di amici lesse sul soffitto la scritta "L'occhio vi guarda", in un inchiostro rosso che avrebbe potuto essere sangue. E subito dopo udimmo prima degli scricchiolii, poi come un ululato sommesso, una specie di pianto di bambino. Infine delle vere e proprie urla! Ci voltammo per scappare e un mio amico inciampò su qualcosa che ci sembrò un teschio umano ma che forse erano solo le ossa di un cane. Insomma scappammo via terrorizzati, graffiandoci negli sterpi e facendoci male mentre ci spintonavamo per ripassare di nuovo attraverso il buco".

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IL BORGO DI SANTA MARIA GALERIA

Santa Maria Galeria è un borgo abbandonato ma negli ultimi anni ha ripreso "piede" date le numerose storie che avvolgono la zona. Sulla rampa del borgo si alza un vento forte e improvisamente si sentono rumori di zoccoli di cavalli pur non vedendo assolutamente nulla. Entrati nel borgo la gente diventa isterica. Nella torre che sorge al centro del borgo c'è nebbia dentro la quale è possibile vedere una donna che sussurra parole incomprensibili.
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FANTASMI NEL COLOSSEO


La storia del Colosseo è intrisa di sangue dato che proprio qui vi avvenivano massacri di uomini e di animali. E proprio il sangue versato per il piacere del popolo romano ha intriso le pareti di una delle Sette Meraviglie del mondo. Alcuni turisti affermano, ad esempio, di aver visto belve aggirarsi per il Colosseo per poi essere liberate nell'arena ma tutte concordano sull'aver sentito alcune voci all'interno dell'anfiteatro.
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MESSALINA LA LIBERTINA


Quello di Messalina è uno dei fantasmi più antichi di Roma. Ancora oggi sembra che vaghi sul Colle Oppio in cerca di qualche avventura, per scomparire al sorgere del sole. Il parco si trova vicino il Colosseo. Il fantasma della donna è stato anche avvistato a Villa Medici nei pressi del bosco dove trascorreva notti focose con Silio, il suo amante. E proprio il suo tradimento fu svelato e il marito Claudio ordinò la sua morte. Rifugiatasi nel bosco, fu raggiunta da Narciso che la uccise a colpi di pugnale. Messalina nasce nel 25 d.C. e data la sua bellezza entrò subito nelle grazie di Claudio che la sposò nonostante avesse trenta anni in più. Divenne dopo poco imperatrice di Roma in seguito all'uccisione di Caligola. Ella non amava la vita di corte conducendo una vita estremamente libertina e su di lei si sono raccontate le storie più disparate: si dice che impose al marito cedere sudditi e giovani di bell'aspetto alle sue grazie, che avesse avuto rapporti incestuosi che si prostituisse con il "nome d'arte" di Licisca a marinai e gladiatori. Secondo Plinio il Veccio, Messalina sfidò la più famosa prostituta dell'epoca arrivando a 25 rapporti in 24 ore e dopo essere stata prooclamata invincibile (invica) smise la sua attività (“lassata viris, nondum satiata, recessit” stanca, ma non sazia, smise). Chi non si prestava alla sua irefrenabile voglia, veniva eliminato. Si innamorò di Gaio Silio marito di Giulia Silana che fu ripudiata. Mentre Claudio era ad Ostia, durante una festa o per meglio dire "festino" Gaio e Messalina si sposano nel 48 d.C. Claudio impaurito da una eventuale voglia di usurpazione del trono da parte di Gaio li fece condannare a morte ma se l'uomo non oppose a minima resistenza e chiese una morte rapida, Messalina fuggì e si nascose presso gli "Horti Luculliani" e fu ucciso da un tribuno che esclamò: "Se la tua morte sarà pianta da tutti i tuoi amanti, piangerà mezza Roma!". Su di lei fu applicata la "damnatio memoriae", cioè l'eliminazione del suo nome dai documenti e dai monumenti di Roma e la distruzione delle sue statue.
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IL CASOTTO ROSSO DI FONDI

Il Casotto Rosso altro non è che una casa cantoniera ormai abbandonata e dà il nome ad un incrocio molto trafficato in centro città. Molte persone giurano di aver visto, un cane bianco grandissimo che con gli occhi infuocati se mette dinanzi alle auto restando fermo. A più di cinquanta fa risale una agghiacciante testimonianza: sembra che molti cani bianchi con occhi rosso sangue inseguivano un mandriano di notte il quale non otteneva aiuto dai suoi colleghi i quali non riuscivano a vedere gli animali inferociti. Come se non bastesse sembra che una notte una figura misteriosa si lanciò su di una macchina spaventando i viaggiatori; altri giurano di aver visto bambini nel fosso attorno alla casa. Perchè tanto mistero? Le ragioni sono due: la città fu pesantemente bombardata durante la I Guerra Mondiale e in tempi più moderni molti incidenti sono avvenuti presso quell'incrocio
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IL PASTORE

Secondo molte testimonianze sulla strada che collega Fondi ad Itri appare un pastore che, insieme al suo gregge, qualche anno prima era stato investito. L'apparizione avverrebbe verso le 5 di mattina proprio in concomitanza con la morte del pastore comparendo in più punti a distanza di pochi secondi. Un signore racconta che spesso si recava ad Itri per lavorare, all'improvviso incontrò il pastore a cui chiese un passaggio, il pastore sorrise. Pochi chilometri dopo la macchina si fermò e l'uomo incrociò nuovamente lo sguardo del pastore. Impaurito fuggì ripromettendosi di non passare più in quel tratto di strada nonostante rendesse più agevole il suo arrivo a lavoro. Questo racconto è comune a tanti altri e ancora oggi un alone di leggenda copre quella misteriosa strada. 
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LA MISTERIOSA CASA DEGLI SPIRITI DI LATINA

Foto di Vincenzo Surace

La città di Fondi è ricca di elementi interessanti da un punto di vista paranormale. In questa città, che è sita a pochi chilometri a sud di Roma è presente una sinagoga ma forse dovremo parlare di Casa degli Spiriti: essa, secondo quanto si racconta, il luogo è infestato e con una storia talmente misteriosa che i molti studi effettuati in questi anni si sono rivelati totalmente inutili. La casa che architettonicamente è molto bella, si trova dove sorgeva il Borgo medievale che fu chiamato "Giudea" in quanto proprio in quella zona si stanziò una nutrita comunità spagnola che proveniva dalla Spagna dopo il 1492. Qualche anno fa un gruppo di studiosi e di architetti hanno localizzato nel quartiere ebraico una sinagoga confermata, tuttavia, da solo voci, infatti i documenti sono difficili da reperire. La casa sorge in piazza dell'Olmo Perino e risale a non prima il XIX secolo anche se vi sono, soprattutto all'interno, elementi che tendono a spingere ancora prima la data di costruzione.Secondo racconti popolari, la casa non è mai stata abitata e chiunque ci abbia provato è dovuto subito fuggire per via di strani rumori, folate di vento, scricchiolii di pavimenti e una forte aria di inquietudine. Ma cosa accadde? Nel 1636 la zona fu colpita in pieno dalla malaria e molti ebrei vi perirono soffrendo atrocemente. Molte persone anziane, ancora oggi, sconsigliano di avvicinarsi al luogo...

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IL MARCHESE MONDANO

Nel bellissimo quartiere di Monteverde a Roma, precisamente in Via San Calepodio a pochi metri dalla nuova stazione ferroviaria sembra che si aggiri lo spettro del marchese Luca de Marchettis, vissuto nel 1700 che si suicidò gettandosi da un balcone della sua villa che ora è di proprietà del demanio e che appare agli occhi dei passanti molto fatiscente. Secondo alcuni abitanti della zona, durante la notte si odono voci, si vedono ombre ed alcune luci ad intermittenza che si accendono. Alcuni affermano di aver visto il marchese camminare lungo San Caledopio e rientrare tranquillamente nella propria abitazione da dove si gettò gridando "Ritornerò!".
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IL PATRICIDIO DI TULLIA


Alcuni anni fa un nottambulo visse un'esperienza a dir poco indimenticabile: mentre imboccava la salita di San Francesco di Paola, accanto a piazza San Pietro in Vincoli, sentì un lamento provenire dalla piazza. All'improvviso sentì il rumore di un carro che si avvicinava a tutta velocità. Si scansò, ma, si accorse che in realtà non passò nulla. Dopo poco udì ancora lo stesso lamento e poi silenzio. Incuriosito notò che in prossimità del luogo dove aveva sentito il lamento vi era una pozza d'acqua, in cui mise i piedi. Tornato a casa, si accorse che le sporche erano imbrattate di sangue. Via San Francesco di Paola corrisponde a quella che nell'antica roma era meglio conosciuta come "Vicus scelestus" (Vicolo scellerato); in quel luogo Tullia, la moglie dell'ultimo re di Roma Tarquinio il Superbo, Tullia, vide privo di vita Servio Tullio, suo padre, appena ucciso dal marito e in segno di odio e disprezzo lo travolse anche con il suo carro, sporcando le ruote e le vesti di sangue.
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ER BOJA DE ROMA

Mastro Titta è il soprannome di Giambattista Bugatti penultimo boia di Roma che eseguì centinaia di condanne a morte in ben 68 anni di "onorata" carriera, tra il 1796 e il 1864. Nessun altro boia della storia lo ha mai uguagliato. Alcune persone affermano di averlo visto durante una delle sue passeggiate alle prime luci dell'alba nei luoghi dove ha eseguito le sentenze, ossia a via dei Cerchi (davanti la chiesa di S. Maria in Cosmedin conosciuta per la Bocca della Verità), a Piazza del Popolo e, soprattutto, a ponte Sant'Angelo dove è possibile vederlo davanti un'antica abitazione sita all'angolo tra Via Paola e Lungotevere degli Altoviti. Si dice anche che offra del tabacco proprio come quella che egli stesso offriva ai condannati. La tabacchiera e il mantello sono conservati al Museo Criminologico di Via Giulia.
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LE SIGNORE DI VIA DEL PLEBISCITO


Via del Plebiscito, primi anni del '900. Un galantuomo, passeggia nella via a pochi passi da Largo Argentina. La sua tranquillità è però rotta da una scena; un'anziana signora rischia di essere travolta da un omnibus - un sorta di autobus trascinato da cavalli. Il soccorso del giovane, che salva la signora che per ringraziarlo lo invita a prendere un caffè. Ad aprire la porta, c'è la sorella dell'anziana donna. Dopo una mezz'oretta di amabile conversazione, l'uomo si congeda e per motivi di lavoro si trova a passare ogni mattina nella stesa via che collega piazza Venezia a corso Vittorio Emanuele che porta dritto a largo Argentina e a San Pietro. Getta lo sguardo alle finestre dell'abitazione delle donne, ma sono sempre chiuse, e così anche per i giorni a seguire. Incuriosito, il giovane chiede spiegazioni al custode, il quale gli rivela che le due anziane sorelle sono morte due anni prima. Incredulo, l'uomo racconta al portiere di aver preso il caffè con loro tre giorni prima. Così, il portinaio lo accompagna nell'appartamento: puzza di chiuso, umidità, polvere dappertutto...e tre tazzine di caffè sul tavolo. Le anziane signore erano morte due anni prima, una investita dall'omnibus, l'altra affacciata alla finestra che non resse allo spavento di vedere la sorella sotto il mezzo.

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IL DIAVOLO E IL RE


Il Pantheon è uno degli edifici meglio conservati di Roma e fu costruito nel 27 a.C.da Agrippa. la leggenda narra che fu costruito dopo l'apparizione di Cibele (paragonabile alla Vergine Maria per i cristiani), una dea che gli chiese di costruire un Tempio fornendo addirittura istruzioni su come doveva essere.  Secondo una tradizione popolare romana il fossato poco profondo che circonda l’edificio del Pantheon non è stato scavato da mano umana. Si narra infatti che un giorno il diavolo attendeva il pegno del mago Pietro Bailardo per i suoi servigi. Quest’ultimo una volta uscito dal Pantheon pagò il diavolo con sole quattro noci e poi si rifugiò nella chiesa. Sicché il diavolo, arrabbiato per l'oltraggio subìto sprofondò tra le fiamme nelle viscere della Terra creando il solco denominato appunto "fossato del diavolo". Oggi vi riposano le spoglie di personaggi del calibro di Raffaello Sanzio e i re d'Italia Vittorio Emanuele II,Umberto I e Margherita di Savoia. Sembra che Umberto I assassinato a Monza nel 1900 dall'anarchico Gaetano Bresci, negli anni '30 sia sia avvicinato ad una guardia affidandogli un indicile segreto lasciando una striatura  infuocata sulla manica dell'uniforme.
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NERONE E L'INCENDIO DI ROMA

La Torre delle Milizie risale all'undicesimo secolo e prende nome da una nobile famiglia del medioevo. Colpita da un fulmine nel 1300, ha perso il terzo ed ultimo livello, ma domina tuttora i Mercati Traianei ed è ben visibile da via dei Fori Imperiali. La leggenda fa risalire la costruzione della torre all'epoca romana: è dalla sua cima che Nerone si sarebbe affacciato a suonare la lira mentre Roma bruciava. Se si sta bene attenti, nelle notti di luna piena ancora oggi è possibile vederne il fantasma nei pressi con una lira in mano e lo sguardo che riflette le fiamme.
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IL FANTASMA "TRASTEVERINO" DI CAGLIOSTRO


Appartenente al movimento mistico dell’ordine della Rosa-Croce si ammantava di doti magiche e curative come la trasformazione dei metalli vili in oro o il guarire le persone con il tatto; false qualifiche che in realtà nascondevano quelle di mistificatore e falsario. Uomo molto geloso, teneva la moglie segregata in casa sorvegliata da un cappuccino suo grande amico: fra Francesco Giuseppe. Ma la donna, un giorno riuscì a violare quella cattività imposta dal coniuge. Fuggì e chiese aiuto alla Santa Inquisizione fornendo a quest’ultima quel pretesto tanto desiderato per processare e incarcerare il conte. Iniziò così la parabola discendente di questo misterioso personaggio che lo avrebbe portato a popolare numerose carceri piuttosto che le lussuose corti che un tempo lo avevano visto indiscusso protagonista, carceri come la fortezza di San Leo a Montefeltro dove morì per un colpo apoplettico. Anche Lorenza fu incarcerata e di lei se ne persero le tracce. Passano i secoli ma la voglia de conte di sorvegliare la moglie evidentemente no. Infatti il suo fantasma segue quello di Lorenza Feliciani, il quale di notte si aggira per Trastevere, silenziosamente, rasenta i muri con il volto sempre in ombra. Inizia il suo percorso da Piazza S. Apollonia, giunge a ponte Garibaldi, lo attraversa e giunge a piazza di Spagna dove fu arrestato il conte. A questo punto una profonda voce maschile, attribuita al conte, ride follemente e in modo decisamente agghiacciante grida il nome della donna distogliendo il suo fantasma da quel peregrinare e facendolo sparire nel nulla proprio nella piazza teatro dell’ arresto. Una vendetta beffarda che si ripete nel tempo per quel tradimento che sancì l’inizio della fine di una vita che ha fatto del mistero e dell’ avventura i suoi principali comandamenti.

Fonte: wopzone.it
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IL FANTASMA DI COSTANZA DE CUPIS

Tratta da info.roma.it
Costanza de' Cupis era membro dei Conti, una rispettabile famiglia romana che dimorava in una casa dinanzi al già citato palazzo di Olimpia Maidalchini, la Pimpaccia. Nei primi anni del 1600 Costanza andò in sposa ad un ricco nipote di un cardinale e si trasferì nel palazzo a piazza Navona. Era una donna bella, curata e ammirata per la bellezza delle sue mani che furono oggetto anche di opere scultoree. Un giorno, però, qualcuno predisse a Costanza che avrebbe perduto le sue mani e dopo poco temp omentre cuciva si punse il dito con un ago provocando una infezione che comportò l'amputazione dell'arto che avrebbe salvato la vita alla povera e sfortunata donna che tuttavia morì dopo poco in quanto ormai l'infezione si era estesa irrimediabilmente. Si dice che quando la luna riflette sulle finestre della sua casa, si nota una pallida mano visibile dalla piazza gremita giorno e notte da centinaia di persone.
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I FANTASMI DEL MURO TORTO


Il Muro Torto si trova a Roma e dà il nome alla omonima via che si trova alle spalle del Pincio e al confine con villa Borghese. Costruito durante la Roma repubblicana, sosteneva il Colle degli Orti (ora chiamato per l'appunto Pincio), sul quale erano costruite le ville. Ma le piogge le alluvioni continue minavano la stabilità del terreno che piano piano si erose e, proprio nel medioevo fu coniato il termina "murus ruptus" proprio a testimoniare la pessima resistenza dell'area. Belisario tentò di farlo demolire per poi costruirne uno nuovo e resistente ma i romani gli fecero cambiare idea in quanto si dice che Pietro avrebbe promesso che il muro proteggesse la città di Roma. Nei pressi del Muro Torto (denominato anche "muro malo") venivano sepolti ladri, prostitute e vagabondi che non avevano diritto ad un funerale.  Si dice che i loro fantasmi si aggirino di notte convincendo i più deboli a suicidarsi gettandosi dalle mura con loro. Gli episodi continui di suicidio hanno obbligato il Comune a dotare il muro di una rete per evitare altri gesti insani.  Sembra che Nerone sia sepolto proprio in prossimità del muro: durante la sua sepoltura la terra si sarebbe aperta perché l'inferno voleva far sparire la sua tomba e proprio per questo i terreni "maledetti", compreso un misterioso albero di noce nato proprio sul luogo della sepoltura, furono "bonificati" dal papa Pasquale II che vi fece costruire una chiesa: la famosa e ancora visitabile Basilica di Santa Maria del Popolo. Ad oggi sembra che sotto il muro non vi siano tombe ma la casistica di incidenti e di guasti accidentali alle automobile è arcinota al popolo romano e la presenza della famosa "curva della morte" non fa che aumentarne il mistero. Sembra che di notte, le anime di Targhini e Montanari decapitati nel 1825 proprio dinanzi alla Basilica (una targa li ricorda) si presentino con la loro testa in mano dando i numeri a lotto a chi riesce ad affrontarli...che dire...magari un giretto a Roma con un foglio di carta, una penna e tanto coraggio può risolvere molti problemi!
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