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ESPERIMENTO DI SCOLE


GLI ESPERIMENTI DI SCOLE PROVANO L'ESISTENZA DELL' ALDILA'



Per gli scettici dalla mentalità aperta, le prove, raccolte per un periodo di oltre quattro anni mediante più di 500 sedute eseguite dagli sperimentatori di Scole e dal gruppo dell'Aldilà, sono assolute, definitive e inconfutabili. In molti li considerano come i più rilevanti esperimenti sull'Aldilà condotti in epoca recente in tutto il mondo.

Victor Zammit


Scole è un villaggio della Contea di Norfolk in Inghilterra. Utilizzandolo come base, i medium Robin e Sandra Foy, Alan e Diana Bennett e altri sperimentatori produssero prove lampanti dell'esistenza dell'Aldilà mediante esperimenti condotti in Inghilterra, negli Stati Uniti, in Irlanda e in Spagna. Altri gruppi di tutto il mondo stanno ripetendo i loro risultati che non mancheranno di convincere anche i più ostinati scettici dalla mentalità aperta.

Come si procedette all'autenticazione dei fenomeni
Tra gli scienziati e gli investigatori più esperti che presero parte agli esperimenti di Scole non possiamo non ricordare il Prof. David Fontana, il Prof. Arthur Ellison e Montague Keen. Naturalmente, durante quei quattro anni ci furono molti altri che parteciparono agli esperimenti in qualità di esperti o di ospiti: il Dott. Hans Schaer, un avvocato, il Dott. Ernst Senkowski, Piers Eggett, Keith Mcquin Roberts, il Dott. Rupert Sheldrake, il Prof. Ivor Grattan-Guiness - tutti con esperienza scientifica o di altro genere, ma comunque di alto livello - e un gruppo di altri testimoni altamente attendibili, che avevano avuto anni d'esperienza in materia di fenomeni paranormali.


Il coinvolgimento degli scienziati della NASA



Negli Stati Uniti, agli esperimenti prese parte anche un gran numero di scienziati. C'erano anche scienziati esperti dell'agenzia spaziale NASA e altri dell'Institute of Noetic Sciences, la cui sede è vicino a San Francisco, come pure rappresentanti della Stanford University. Grant e Jane Solomon riferiscono che circa quindici scienziati del gruppo della NASA successivamente costituirono il loro gruppo di ricerca sul paranormale per comunicare con le entità dell'Aldilà.

Al lettore chiedo di considerare una cosa di fondamentale importanza: durante gli esperimenti il "gruppo spirituale" che lavorava dall'Aldilà affermò espressamente che erano loro a dar vita ai fenomeni paranormali testimoniati. Tutto ciò allo scopo di escludere dal novero delle possibili spiegazioni degli effetti degli esperimenti di Scole fenomeni di "Percezione Extrasensoriale" e altre congetture teoriche e astratte. Il "gruppo spirituale" si identificò: c'erano John Paxton – uno spirito evoluto; Manu – descritto come una guida spirituale estremamente potente; Patrick McHenna - descritto come "un'anima piacevole" di origine irlandese; Raji – un cordiale personaggio indiano; e la Signora Emily Bradshaw – una "aiutante spirituale gradevole e precisa". Edward Matthews era una "meravigliosa anima sensibile". Gli "scienziati spirituali" si identificarono come William, Albert, Joseph ed Edwin. Saltuariamente erano ospiti osservatori spirituali, come la medium di talento Helen Duncan.


La Relazione di Scole



È disponibile una relazione scientifica preparata per la Society for Physical Research (Società per la Ricerca sul Paranormale). Sul suo sito web è possibile trovare una relazione riassuntiva di 300 pagine che convalida i fenomeni. Secondo Montague Keen, che parla per conto di tre investigatori che scrissero la Relazione, "Nessuno dei nostri critici è stato in grado di individuare un solo caso di frode o inganno". (Keen ed Ellison 1999).

Il gruppo iniziò con due medium che consegnavano messaggi da un gruppo non fisico. Molti di questi messaggi contenevano informazioni personali di cui nessun altro era a conoscenza. Presto i messaggi si presentarono nella forma di voci che chiunque nella stanza poteva ascoltare. Poi fu il momento della effettiva materializzazione di persone e oggetti dal lato non fisico. Molti degli sperimentatori provarono il tocco fisico e si verificò la levitazione di un tavolo.


Materializzazioni e fotografie di spiriti



Si materializzarono più di cinquanta oggetti di piccole dimensioni, compresi una collana d'argento, una moneta con l'effige di Churchill, una piccola sfera di cristallo di quarzo rosa, un penny inglese del 1940, una moneta da un franco del 1928, un ciondolo d'argento del "Gream Reaper", una copia originale del Daily Mail del 1° aprile del 1944, una copia originale del Daily Express del 28 maggio 1945, e molti altri.

Con la fotografia furono condotti interessanti esperimenti. Vennero impresse immagini su rullini sigillati posti in una scatola chiusa a chiave. Queste immagini comprendevano foto reali di persone e luoghi, a volte del passato, e vari versi oscuri e disegni che richiesero sforzo per essere identificati. C'erano anche immagini di altre dimensioni e degli esseri che le abitano. Alla fine, alcune videocamere furono in grado di registrare immagini di disincarnati.


Luci metafisiche



Uno dei fenomeni più spettacolari degli esperimenti di Scole furono le luci metafisiche che si materializzarono e volteggiarono nella stanza dando vita a varie coreografie. Occasionalmente, queste luci emettevano raggi e attraversavano oggetti solidi. Quando toccavano le persone, c'era una sensazione percepibile, e quando entravano nel corpo di una persona, si verificava una guarigione. La velocità, le diverse configurazioni e altri fenomeni legati alle luci erano sbalorditivi - a maggior ragione per il fatto che tutti i testimoni affermarono che era impossibile che le luci potessero essere state in alcun modo manipolate fisicamente in maniera fraudolenta. Tutti questi fenomeni furono accompagnati da improvvisi e intensi crolli della temperatura.

Ecco come Piers Eggett, uno dei testimoni oculari, descrisse le luci:
"Era una piccola sfera di luce bianca che si muoveva nella stanza in tutte le direzioni, a volte a grande velocità, lasciando una scia, come un fuoco d'artificio, per la persistenza della visione... A volte la luce si librava a mezz'aria, e poi toccava alcuni dei presenti, provocando loro una piccola scossa elettrica".
Secondo gli altri testimoni oculari, il punto di luce, normalmente singolo:
• Si lanciava a grande velocità e si esibiva in elaborate piroette ... compresi cerchi perfetti, eseguiti ad alta velocità e con una precisione che pareva incompatibile con la manipolazione fisica.
• Si posizionava sulle mani tese e saltava da una ad un'altra.
• Entrava in un cristallo e rimaneva sotto forma di un puntino di luce che si muoveva all'interno del cristallo ...
• Colpiva la superficie del tavolo con un urto acuto, o colpiva il vetro della cupola o un piatto con un tintinnio appropriato, e lo faceva ripetutamente rimanendo visibile come un puntino di luce ben definito.
• Rispondeva a richieste, come illuminare e irradiare parti del corpo dei testimoni.
• Si muoveva al ritmo della musica registrata sul nastro.
• Produceva "lampi di luce" nell'area di una grande stanza, ad una distanza di 3-3,5 metri dal gruppo che sedeva intorno ad un tavolo (in Spagna).
• Spesso si lanciava "in picchiata" sulla superficie del tavolo, colpendola in maniera ben visibile e udibile, e dando l'impressione di riemergere da un'area posta immediatamente sotto il tavolo (Los Angeles, Stati Uniti).
• Cambiava forma, passando da un puntino di luce a una radiazione generalizzata.
• Si muoveva ad altissima velocità, descrivendo, a tratti, perfette figure geometriche a una distanza di circa mezzo metro dal volto dei visitatori, ma senza emettere alcun suono e senza creare alcun movimento percepibile dell'aria.


Testimonianza di un mago esperto



Gli scettici potrebbero sostenere che questi effetti potrebbero essere prodotti da prestigiatori sui palcoscenici utilizzando grossi cavi di fibra di vetro che proiettano luci al laser.

Questa possibilità, naturalmente, venne presa in considerazione da James Webster, mago professionista e membro di vecchia data del Circolo dei Maghi, il quale ha alle spalle oltre cinquant'anni di indagini sul paranormale. In tre occasioni assistette agli esperimenti del gruppo di Scole e pubblicò le sue relazioni. La sua conclusione è stata recentemente pubblicata sulla rivista inglese Psychic World (giugno 2001):
Non ho scoperto nessun segno di frode e, a mio parere, tali frodi non sarebbero state possibili, sia per il tipo di fenomeni osservati, sia per le condizioni in cui si sono prodotti ...

Kingsley Fairbridge

Ci furono parecchie rivelazioni sorprendenti durante gli anni degli esperimenti di Scole - ma una che ho trovato particolarmente interessante riguardava un componente del gruppo spirituale, il cui nome sulla Terra era Kingsley Fairbridge
Le informazioni del gruppo spirituale attestavano che Kingsley Fairbridge era nato in Sud Africa, aveva frequentato le scuole ad Oxford e si era trasferito in Australia. Là Kingsley aveva fondato le Fairbridge Farm Schools, per insegnare un mestiere ai bambini svantaggiati. Purtroppo Kingsley non godeva di buona salute e morì piuttosto giovane. Nessuno sembrava sapere nulla di lui, ma il gruppo di Scole si sforzò di indagare in dettaglio. Sul nuovo Bollettino di Scole venne pubblicato un avviso con una richiesta d'aiuto.
Uno degli abbonati al Bollettino, un pilota della California, riferì le informazioni a dei conoscenti in Australia. E, sorpresa, un amico del pilota conosceva la figlia di Kingsley Fairbridge che viveva ancora in Australia! La figlia contattò il gruppo di Scole che le inviò una copia della fotografia materializzatasi dall'Aldilà. La figlia di Kingsley Fairbridge confermò l'accuratezza delle informazioni, tutti i dettagli che le furono comunicati e anche la foto di suo padre che le venne inviata
Molto di quello che si verificò durante gli esperimenti di Scole non è nuovo alla ricerca sul paranormale. Nel passato, i sensitivi riferivano di luci danzanti, di materializzazioni, di contatti verbali con le entità dell'Aldilà. Per ulteriori informazioni si consiglia di fare riferimento all'Enciclopedia delle Scienze Metafisiche di Fodor del 1934, alla voce ANDREWS, Mrs. MARY, di Moravia, presso Auburn negli U.S.A., una delle primissime medium esperte nella materializzazione.

www.victorzammit.com




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LA TRISTE STORIA DEI BAMBINI FANTASMA

Da molti secoli ormai, negli appartamenti reali della Torre di Londra, si dice siano ripetutamente avvistati due bei bambini biondi con indosso una lunga camicia da notte bianca: si tratterebbe dei fantasmi di Edoardo V e di suo fratello minore Riccardo, Duca di York, figli del re d’Inghilterra Edoardo IV.
La storia dei due nobili fanciulli, risalente al ‘400, è a tutt’oggi avvolta nel mistero, ma secondo un’accreditata versione storiografica, sebbene non accettata dall’unanimità degli studiosi, essi furono uccisi, forse soffocati con un cuscino, per ordine dello zio duca di Gloucester, che tolti di mezzo i veri eredi al trono, ebbe così la strada spianata per divenire re con il nome di Riccardo III.
Il padre dei ragazzi, di cui il più grande aveva solo 12 anni, era morto all’improvviso, lasciando il duca reggente del primogenito, ancora troppo piccolo per governare; evidentemente all’uomo il ruolo assegnato stava stretto e con un’abile, quanto disonesta manovra politica, egli riuscì a far invalidare il matrimonio del predecessore, e di conseguenza a far dichiarare illegittimi ed ineleggibili i suoi figli.
Da quel momento i bambini sparirono, nessuno più li vide in pubblico e fin da subito iniziarono a circolare voci che li volevano assassinati per desiderio del perfido zio, pur non essendoci riscontri o prove a riguardo.
Ci vollero quasi due secoli affinché la tragica verità venisse a galla: nel 1674, durante alcuni lavori di ammodernamento del palazzo, gli operai addetti trovarono sotto una scala della White Tower, ben nascosta, una scatola di metallo contenente due scheletri che vennero riconosciuti come quelli dei giovanissimi principi.Carlo II, addolorato e commosso dalla loro storia, ordinò che entrambi venissero solennemente sepolti nell’ Abbazia di Westminster.

www.pilloledistoria.it
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IL CASTELLO DI FUMONE

La storia del castello di Fumone ha origini oscure e antichissime. Sin dagli albori Fumone fu importante vedetta e luogo di comunicazione. L’altura di  800 mt ove è  collocato Fumone si trova in una posizione di straordinaria importanza strategica, una posizione geografica a dominio sull’intera valle del Sacco e  della strada maestra che collegava Roma e Napoli: la via Latina. Il nome di Fumone nasce  dall’antica funzione di  comunicazione effetuata  con  segnali di fumo, segnali  che annunciavano le invasioni di nemici provenienti da sud e diretti a Roma. Appartenuto agli Ernici ( popolazione antichissima, residente nell’alta Ciociaria nelle città di Anagni, Alatri, Ferentino e Veroli) ,  Fumone, è segnalato come luogo di rifugio del Re Tarquinio il Superbo scacciato da Roma e in cerca di alleanze. In seguito Fumone rivestì importanza militare per i Romani  nella guerra del Sannio, quando i Sanniti erano posizionati nei pressi di Sora ( area visibile dal castello) e da lungo tempo tenevano in scacco le legioni. Ma fu soprattutto durante l’invasione di Annibale, che Fumone rivestì un ruolo chiave.  I Romani se ne servirono quando il generale cartaginese, stabilitosi  a Capua ( area visibile dal castello), decise improvvisamente di puntare su Roma marciando  attraverso la via Latina ( visibile dal castello per un tratto di 50 km). L’ importanza militare di Fumone  continuò anche durante il corso delle guerre civili tra Mario e Silla, e  tra Cesare e Pompeo. Anche allora possedere Fumone significava per i generali non solo osservare il nemico, ma soprattutto comunicare con le legioni e coordinarle da grande distanza. Durante  il periodo dell'impero romano non ci furono mai momenti di crisi nei territori intorno a Roma e in quel periodo la vedetta di Fumone operava  inviando pacifici segnali di fumo di interesse collettivo. Dal 455 (anno dell’inizio delle invasioni barbariche) Fumone ricominciò con le sue fumate che annunciavano  future devastazioni, e per secoli tornò al suo vecchio ruolo. A partire dal X secolo d. C. la storia di Fumone è strettamente legata a quella della Chiesa. Il primo documento ufficiale in cui compare il nome di Fumone è la “ Donazione Ottoniana” quando nell’anno 962 l'imperatore di Germania, Ottone 1° di Sassonia, donò alla Santa Sede e al suo Pontefice Giovanni XII , le città di Teramo, Rieti, Norcia, Amiterno e l'Arx Fumonis. Questa importante donazione dimostra come  il Castello di Fumone era allora degno di essere donato ad un Papa al pari di notevoli città,  e  che  nel X secolo la fortezza  era già famosa e collaudata. Inespugnabile, la Rocca di Fumone fu usata dai Papi per oltre 500 anni come antiguardo verso il mezzogiorno e prigione pontificia per prigionieri politici. Nel 1116, durante la controversia delle investiture e la lotta in Roma tra fazione dell’imperatore  Enrico V e quella papale di Pasquale II,  vi fu rinchiuso il Prefetto di Roma Pietro Corsi ( per importanza la seconda carica dopo il Papa) che aveva stretto alleanza con l’Impero. Nel 1121 il castello di Fumone fu luogo di prigionia e morte di Maurizio Bordino antipapa (con il nome di Gregorio VIII), che anteposto dall’Imperatore Enrico V ai papi Pasquale II e Gelasio II,  finalmente dopo sette  anni venne sconfitto a Sutri e condotto in catene a Fumone da papa Callisto II. Il corpo dell’antipapa fu sepolto nel castello e non venne mai più ritrovato. I tentativi di conquistare la fortezza di Fumone con la forza risultarono vani a chiunque, ivi compresi gli imperatori Federico Barbarossa  ed Enrico VI, che falliti gli assedi della Rocca, sfogarono la loro rabbia  devastando città e campagne a sud di Roma. Solo papa Gregorio IX nel tredicesimo secolo riuscì, dopo mesi di assedio, a farsi aprire le porte, ma pacificamente e sotto pagamento di forte riscatto. La fortezza di Fumone, data la sua fondamentale importanza strategica, al pari di tutte le Castellanie della Chiesa veniva assegnata dai Papi con un contratto di enfiteusi trigenerazionale ( all’incirca 50 anni) a potenti famiglie romane. L’enfiteuta ( definito “ Custode “) era spesso un importante uomo politico romano, questi nominava un castellano di Fumone  di sua scelta,( generalmente un uomo d’armi a cui era delegata la difesa del luogo in sua assenza), costui provvedeva al sevizio di segnalazione di fumo, custodiva i prigionieri politici che il papa vi inviava, manteneva la disciplina militare nella fortezza,  provvedeva alla manutenzione e al rafforzamento delle mura e degli strumenti di difesa, e soprattutto difendeva gli interessi della Chiesa in quel vasto territorio. Il guadagno della famiglia Custode che si sobbarcava le ingenti spese di gestione,  era non solo economico ( la tassa che le città vicine pagavano a Fumone per ricevere i segnali), ma soprattutto il grande prestigio goduto a Roma nel vedersi affidata una così importante fortezza, segno tangibile per la popolazione romana, e per le importanti famiglie aristocratiche sue rivali, di vicinanza al papa e alla politica di questo. Tuttavia l’episodio più importante avvenuto nel castello di Fumone , motivo per cui il nome della rocca  si ritrova inserito in tutti i libri di storia,  avvenne nel 1295 quando vi fu rinchiuso  il santo Papa Celestino V, che vi morì dopo dieci mesi di dura prigionia. Celestino V (l’eremita Pietro dal Morrone) fu eletto papa all’età di 86 anni dopo 30 mesi di conclavi andati a vuoto. Il suo nome fu scelto per via della  santa vita, per la fama che godeva come dispensatore di miracoli, e soprattutto per ragioni politiche, vista la impossibilità per le famiglie cardinalizie dominanti, i Colonna e gli Orsini di trovare un accordo. Ma la scelta dei cardinali di puntare su di lui si rivelò un errore. Celestino V, apparentemente un ingenuo facilmente manipolabile, agì senza tenere in nessun conto gli interessi dei suoi elettori e compì una serie di azioni ( spostò la sede del papato da Roma a Napoli, creò 10 nuovi cardinali, dimezzando così il potere di quelli già esistenti, tolse dall’abbazia di Montecassino i monaci Benedettini sostituendoli con i Celestini) che gli portarono l’avversione della Curia romana. Il pontificato di Celestino durò pochi mesi,  il suo animo puro entrò presto in contrasto di coscienza con le decisioni politiche che spesso dovevano essere fatte nell’interesse della Chiesa, e dopo un tormentoso travaglio Celestino V rinunciò alla tiara abdicando. Al suo posto venne eletto papa Bonifacio VIII. Il nuovo pontefice resosi presto conto della illegittimità della sua elezione (Celestino V rimane l’unico papa ad aver abdicato) decise di recluderlo in una prigione pontificia di massima sicurezza. Fu così che il sant’uomo venne rinchiuso nel Castello di Fumone e vi morì il 19 maggio del 1296 compiendo nel luogo dove visse 10 mesi, il suo primo miracolo da morto. Da allora il castello, che aveva sempre avuto caratteristiche di natura militare, divenne anche un luogo spiritualmente importante. Nel corso del 1500 il castello di Fumone perse la sua importanza militare e  senza più lavori di manutenzione  andò decadendo. Fu così che nel 1584 papa Sisto V decise che, essendovi morto Celestino V, il castello andava conservato come memoria storica, e lo affidò ad una famiglia aristocratica romana : i marchesi Longhi. Le ragioni della scelta di Sisto V su questa famiglia furono legate al fatto che il loro antenato Guglielmo, creato cardinale da Celestino V, iniziò a crearne il culto (prese sotto propria protezione tutte le chiese, cenobi, abbazie celestiniane ,  e soprattutto protesse e foraggiò l’ordine dei Celestini creato da Pietro del Morrone a metà del 1200). Il castello di Fumone nei secoli fu trasformato dalla famiglia Longhi in propria residenza di campagna. Oltre al santuario, i discendenti del cardinale Guglielmo, costruirono il gigantesco giardino pensile, ampliarono il palazzo aggiungendo al mastio la parte seicentesca del Piano Nobile, e settecentesca confinante con il giardino..Da allora ogni membro dei Longhi viene battezzato nella cappella del castello ed  educato alla tradizione celestiniana della famiglia. Nel 1990 i marchesi Fabio e Stefano, attuali proprietari del Castello di Fumone, lo hanno aperto al pubblico e secondo lo spirito di sempre e la secolare tradizione aderiscono  a tutte le iniziative che vanno nel nome e a favore di S.Pietro Celestino.

Contatti: Castello Marchesi Longhi de Paolis
Via Umberto I - 27
Fumone (FR) - Italy
Phone: 3474381399


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AUREA

SAREBBE UN 'AURA FOSFORESCENTE CHE RESTA INTORNO AL CORPO FINO A 48 ORE DOPO IL DECESSO . Dell’ANIMA alcune filosofie dicevano di conoscere il peso: i 21 grammi . Infatti diminuirebbe il peso corporeo subito dopo la morte, significato di un’ANIMA che se ne va. Ma quell’ANIMA, che qualcuno sostiene di aver “pesato” nessuno fino a oggi l’aveva mai vista.Nessuno a eccezione di uno scienziato russo, Konstantin Korotkov, fisico di San Pietroburgo, che oggi ha ufficialmente annunciato al mondo di essere riuscito a fotografare l’ANIMA al momento della morte. Korotkov sarebbe riuscito a fotografare, con apparecchiature speciali, le oscillazioni fosforescenti del campo elettromagnetico intorno al corpo di un morto che permangono, secondo il ricercatore, per un periodo fra le 8 e le 48 ore a seconda del tipo di decesso.La presenza di un’aura, equiparabile a un campo elettromagnetico luminoso intorno all’essere vivente, è sostenuta da numerosi insegnamenti tradizionali esoterici ed esistono persone che sostengono di essere in grado di vederla.L’aura, essenza energetica diversa dall’ANIMA come intesa nel cristianesimo, viene anche usata quale riferimento diagnostico nelle medicine esoteriche, in quanto si ritiene che la sua composizione e colore muti con la presenza di malattie.Per Korotov più la morte è improvvisa e non naturale, più il corpo sottile, rappresentato dalle onde elettromagnetiche fosforescenti, resta a lungo vicino al corpo, quasi stentasse ad accettare l’improvvisa separazione.Le ricerche di Korotov, che durano da due anni e hanno riguardato persone decedute fra i 19 e i 70 anni, trovano eco nelle principali credenze religiose tradizionali. Dal cristianesimo che impediva originariamente di seppellire i corpi prima di tre giorni, cioè dopo il distacco totale dell’ANIMA dal corpo, agli Egizi i quali credevano che dopo la morte una parte dell’ANIMA restava intorno al corpo tre giorni, un’altra quaranta e l’ultima, il Ka, ovvero il Doppio, sino alla disintegrazione totale del corpo.Per tale ragione gli egizi mummificavano il Faraone, cioè l’Uomo Perfetto, (nelle prime dinastie unico destinatario di questo rito) per evitare l’abbandono del Ka e la sua reincarnazione.

I tempi di disincarnazione astrale, in cui lo spirito lascia il corpo è stato catturato dallo scienziato russo Konstantin Korotkov, che ha fotografato una persona al momento della sua morte con una fotocamera bioelectrographic. L’immagine ripresa con il metodo di visualizzazione a scarica di gas, una tecnica avanzata di fotografia Kirlian mostra in blu la forza vitale della persona che lascia il corpo a poco a poco.

Secondo Korotkov, ombelico e la testa sono i partiti che per primi perdono la loro forza di vita (che sarebbe l’anima) e l’inguine e il cuore sono le ultime zone dove lo spirito prima di navigare in fantasmagoria di infinito. Negli altri casi, in base alle Korotkov ha osservato che “l’anima” di persone che soffrono di una morte violenta e inaspettata di solito si manifesta uno stato di confusione nelle impostazioni di alimentazione e di tornare al corpo nei giorni dopo la morte. Questo potrebbe essere dovuto ad un surplus di energia non utilizzata.

La tecnica sviluppata da Korotkov, che è direttore dell’Istituto di Ricerca di Cultura Fisica, San Pietroburgo, è approvato come una tecnologia medica da parte del Ministero della Sanità della Russia ed è utilizzato da più di 300 medici in tutto il mondo per lo stress e il monitoraggio dei progressi dei pazienti trattati per malattie come il cancro. Korotkov dice la sua tecnica di imaging energetico potrebbe essere utilizzato per guardare tutti i tipi di squilibri biofisici e diagnosticare in tempo reale e anche per mostrare se una persona non ha poteri psichici o è una truffa.
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REINCARNAZIONE

Com'è possibile che un bambino possa parlare in lingue straniere e ricordare dettagli di eventi accaduti molto prima della sua nascita? La reincarnazione è la convinzione che l'anima di una persona possa tornare sulla Terra dopo la morte, prendendo vita in un nuovo corpo. Questa è una credenza tipica delle religioni orientali, legate al concetto karmico della natura. Per questo motivo in religioni come il Buddhismo, è considerato un crimine uccidere qualsiasi creatura vivente, in quanto potrebbe essere la reincarnazione di un defunto.
Questo modo di intendere il ciclo della vita ha lentamente contaminato anche le societa un tempo scettiche, spingendo molte persone a ricercare dettagli di una eventuale vita passata attraverso la regressione ipnotica.

Nel Buddhismo, la reincarnazione è un elemento fondamentale della religione. Buddha stesso disse che il tipo di reincarnazione dipende dalla condotta della vita precedente. Questo è il concetto base del Karma: le azioni che compiamo ci vengono restituite in egual modo. La reincarnazione è quindi fondamentale per la comprensione del mondo e per il raggiungimento dell'illuminazione. Una volta che si è raggiunto questo livello, la catena di reincarnazioni si interrompe e l'anima raggiunge lo stato di "nirvana" o paradiso spirituale.

Alcuni ricercatori attribuiscono problemi come paure irrazionali, incubi ricorrenti e improvvisi problemi di salute proprio alle memorie di vite passate. Per risolvere questo tipo di problematiche, molte persone si sono affidate a sessioni di ipnosi, nel tentativo di scoprire dettagli delle vite precedenti. Gli esperti sono pero prudenti su questo tipo di pratiche, soprattutto perché se condotte nel modo sbagliato possono portare a risultati falsati, spesso generati non da un ricordo reale, ma da immaginazioni latenti.

E' dimostrato che i dettagli di vite passate possono tornare alla mente anche non sollecitati: esperienze come il "ricordo spontaneo" - quando all'improvviso appare un "flash" di un ricordo passato - e il "ricordo innescato" - quando un fattore esterno nel mondo fisico agisce da catalizzatore per la memoria - ne sono la dimostrazione. Anche la meditazione yoga si e rivelata utile per risvegliare ricordi di vite precedenti. Tuttavia i risultati sono raggiungibili solo dopo diversi anni di intensa pratica.

Uno dei piu famosi casi di "reincarnazione" è quello dell'attore di Hollywood Glenn Ford. Sotto ipnosi, Ford dichiaro di ricordare ben cinque vite precedenti, delle quali la piu sensazionale lo vedeva cavaliere della corte del Re Luigi XIV. Ford non conosceva affatto il francese, ma durante le sessioni di ipnosi era in grado di parlare questa lingua fluentemente. Si scopri in seguito che i suoi dialoghi erano in un particolare tipo di dialetto parigino, in uso nel diciassettesimo secolo.

I ricordi di vite passate da parte di bambini rappresentano spesso le prove piu particolari e inconfutabili di reincarnazione, in quanto non sono generalmente inquinati da false storie. Il Dottor Ian Stevenson, uno degli studiosi piu importanti in materia, ha scritto articoli molto affascinanti su casi che coinvolgono bambini. Uno di questi trattava dell'episodio accaduto ad una bambina indiana di nome Swarnlata Mishra.

Nel 1951, all'eta di tre anni, Swarnlata inizio a descrivere dettagli su di una donna di nome Biya Pathak, che aveva vissuto nel Katni, una regione distante piu di duecento chilometri dalla sua casa. La bambina rivelo che Pathak aveva due figli e che mori nel 1939 a causa di un "male alla gola". Piu il tempo passava, piu la bambina riusciva a ricordare dettagli della vita di questa donna, arrivando a descriverne l'abitazione e la citta natale. I genitori di Swarnlata decisero quindi di mettersi in contatto con i familiari di questa donna misteriosa, invitandoli ad incontrare la bambina. Quando Swarnlata vide i parenti di Biya, fu in grado di riconoscerli per nome e rivelo di ciascuno dettagli particolari che solo Pathak conosceva. Col passare degli anni le due famiglie svilupparono un rapporto profondissimo e si convinsero, senza alcun dubbio, che Swarnlata era Biya reincarnata in un nuovo corpo
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PREMORTE

“In coma ho visto il Paradiso. Ve lo racconto”. Intervista esclusiva a Eben Alexander
È un neurochirurgo americano, famoso in tutto il mondo. Una meningite fulminante lo stava uccidendo. Ma dopo giorni di coma, con il cervello totalmente spento, si è risvegliato. Raccontando una storia incredibile. Eppure...Eben Alexander è un neurochirurgo americano. Famoso e rispettato in tutto il mondo. Uno studioso, che crede più alla scienza che alle impressioni. Il fatto è che una meningite fulminante lo stava uccidendo. Dopo sette giorni di coma, con il cervello completamente “spento”, si è improvvisamente risvegliato. E ha cominciato a raccontare il Paradiso, che dice di aver visto. Fino all’incontro con Dio. Una storia che ha scosso la comunità scientifica. Ora, Eben Alexander ce la racconta nei dettagli .L’INCREDIBILE ESPERIENZA – Alexander ha insegnato alla Medical School di Harvard, è un neurochirurgo molto rispettato. Ma nel 2008 la sua vita è cambiata. Ha rischiato di non farcela per una meningite fulminante e durante sette giorni di coma è convinto di aver avuto un’esperienza di pre-morte. La sua storia è finita in copertina sul magazine Newsweek e nel suo libro, Proof of heaven (Prova del paradiso), di prossima uscita in Italia.«Certo. E molto altro. Sono stato in Paradiso. E non posso averlo né sognato né immaginato perché la mia corteccia cerebrale era completamente fuori uso a causa della meningite da e-coli, una forma rarissima».«Non avevo nessuna memoria della mia vita terrestre, ero senza peso, non conoscevo il concetto di essere umano. Ero fatto solo di sensi. E per me quel viaggio è durato per sempre. È cominciato sottoterra, in un ambiente buio e fangoso. Poi una melodia celestiale mi ha chiamato in alto e mi sono trovato in una splendida vallata, con migliaia di farfalle, fiori e nuvole colorate. Sopra le nubi c’erano creature meravigliose che ho chiamato angeli perché non saprei come descriverle altrimenti. I colori erano brillanti e cangianti. Intorno a me c’era una forza potentissima, era amore puro e incondizionato. Era Dio. Mi sono accorto che stavo viaggiando sull’ala di una farfalla con una donna bellissima accanto a me. Quell’essere celestiale senza parlare mi ripeteva questa frase: “Sei amato e adorato e lo sarai per sempre, non c’è nulla di cui aver paura, non puoi fare nulla di sbagliato. Ti mostreremo molte cose qui ma alla fine tornerai indietro”».Quando l’ho incontrata non lo sapevo, ma era mia sorella. Sono stato adottato e ho ritrovato i miei veri genitori soltanto qualche anno dopo essere uscito dal coma. Mi hanno mandato la foto di mia sorella morta nel 1998 e mi è venuto un colpo. Era proprio lei. La fanciulla del mio viaggio. Quando ho chiesto alla mia mamma biologica di descrivere sua figlia mi ha detto: “Era come un angelo sulla terra”».Solo gli ignoranti possono non credermi. Ormai ci sono talmente tante prove, racconti, testimonianze. Quello che ho visto è reale. Non è stato partorito dal mio cervello che era come morto. È successo al di fuori di me, in un’altra dimensione».«La mia esperienza ha dimostrato inequivocabilmente che la coscienza è indipendente da corpo e cervello ed è il potere più importante dell’universo. La scienza non è ancora stata in grado di comprenderla, nonostante i tentativi della meccanica quantistica. Io dico che la scienza dovrebbe abbracciare il potere della spiritualità. Quando viaggiavo nel Paradiso mi sono accorto che a trasportarmi verso l’alto dal fango era la melodia. Se la seguivo mi elevavo. Attraverso la meditazione sto cercando di ritrovare quella melodia e quindi anche Dio. Possono provarci tutti. Non ci sono ancora riuscito ma, ne sono convinto, è solo questione di tempo».
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CANE FANTASMA

Questa storia non tratta di una presenza spiritica di una persona morta , ma di un animale e precisamente di un cane di grossa taglia, un “bastardone” simpatico e fedele. Il cane fu raccolto da cucciolo, malato e quasi morente, da una famiglia che lo salvò e lo allevò. La bestiola divenne un grosso cane che allietava festosamente le giornate della famiglia. Purtroppo dopo molti anni, la povera bestia morì tra il compianto di tutti. Venne a mancare un grande affetto in casa, sia per i genitori che per i tre figli, di cui uno ancora molto piccolo. Il cane solitamente, durante le sere d’inverno aveva l’abitudine di mettersi vicino al fuoco con gli altri membri della famiglia per crogiolarsi ed assopirsi al calore della fiamma. Dopo la sua morte, non di rado, si percepivano ancora vicino al fuoco i suoi “soffi” di felicità, come era solito fare quando era vivo. Già questo era un fatto eccezionale, perchè era un segno della sua presenza ancora nella casa. Ma un giorno avvenne un fatto veramente memorabile. La madre era in casa con il figlioletto più piccolo, quando dell’olio cadde sui fornelli e si sparse in cucina e poi sui mobili che presero fuoco. Un fumo acre e velenoso si sparse per la casa. La madre terrorizzata, istintivamente corse fuori e vide le fiamme divampare, volle rientrare per prendere il bambino, ma non era più possibile. Quando tutto ormai sembrava perduto, nella casa sentì abbaiare e la donna riconobbe immediatamente la voce del loro cane morto. Tra il fumo vide uscire dalla porta il grosso cane tutto bruciacchiato che trascinava fuori, con la bocca, il bambino. Appena il bambino, semiasfissiato, fu salvo, il cane spari dietro la casa ne fu più visto mai. Anche questa storia è una storia di fantasmi legati all’amore. Il cane grato dell’affetto con cui era stato allevato, pur dopo morto, aveva voluto offrire anche lui un segno di amore che andasse oltre la sua fedeltà terrena: aveva salvato il figlioletto di chi lo aveva amato. Questa storia, unita a tante altre relative ad apparizioni degli animali dopo morti, significa che anche le bestiole hanno uno spirito e sono anche esse creature del creato come gli esseri umani.
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FOTO POSTMORTEM

Sin dalle epoche più antiche l'uomo ha sempre allontanato da sé il timore della morte per mezzo di rituali e particolari cure riservate ai defunti, nell'intento di aiutarli a compiere il loro viaggio verso l'oltretomba e non infastidire i vivi dai quali la morte li aveva ineluttabilmente distaccati.
Il dolore per la perdita della persona cara ha sempre spinto gli uomini di tutte le culture e di tutti i tempi ( pare che già i Neanderthal seppellissero i loro morti lasciando vicino alle tombe simboli ed amuleti ) a prendersi cura delle salme e associando il fenomeno della morte a quello del sonno.
Non di rado, infatti, i cadaveri venivano posti nelle fosse, sui catafalchi funebri o sulle pire, come se stessero dormendo un sonno profondo...difatti la posizione orizzontale è generalmente assunta dall'uomo mentre riposa ( o quando è morto ); mentre cioè il suo corpo è inattivo.
Il dormiente non interagisce con il mondo esterno, nel sonno persino i parametri vitali rallentano e questo ricorda molto da vicino come il morto appare agli occhi di chi lo guarda: un individuo assorto, distaccato dalla realtà che lo circonda. Così come l'uomo che dorme è immerso nel mondo dei sogni, il morto è proiettato nel mondo ultraterreno. Per gli antichi, infatti, i sogni erano messaggi divini, direttamente provenienti dal sovrannaturale. Ricordiamo, ad esempio, l'episodio biblico narrato nella Genesi in cui Giuseppe, figlio di Giacobbe, interpretava gli angoscianti sogni del faraone; o ai “libri dei sogni” degli antichi egizi, giunti fino a noi per mezzo di alcuni papiri conservatisi...per non parlare poi della grande considerazione in cui i sogni erano tenuti dai popoli cosiddetti animisti e non solo.
Se quindi le visioni notturne, talvolta enigmatiche, talaltra terribili, accompagnavano il dormiente nel suo misterioso stato di isolamento dal mondo materiale ( un isolamento temporaneo ), di sicuro il defunto doveva potersi spingere ancora più in là, abbandonato definitivamente dal suo spirito che era migrato verso qualche universo spirituale e remoto, inaccessibile ai vivi.
A prescindere da quello che potesse accadere all'anima del caro estinto, in viaggio verso l'aldilà, spesso immaginato come una riproduzione del mondo terreno di gran lunga perfezionato, o talvolta come un mondo puramente spirituale, quello che più premeva a coloro che rimanevano in vita era il dolore straziante che la separazione provocava loro; l'incapacità di accettare che la persona amata non ci fosse più.
Tutti i rituali funebri, la cura della salma, le preghiere, le offerte al defunto, altro non sono state ( ed altro non sono ) in tutte le culture umane, che un modo per elaborare il lutto, cercare di dare alla perdita della persona cara un senso che la renda accettabile. Tra i dolori umani quello del lutto è sicuramente uno dei peggiori e dei più difficili da superare; la consapevolezza che la nostra vita ha un tempo limitato e il mistero di cosa potrebbe esserci dopo, ammesso che ci sia, angosciano da sempre l'essere umano che spesso ha trovato conforto nelle convinzioni di tipo religioso che tendono a dare rassicurazioni riguardo al fatto che con la morte non si assiste ad una fine, ma che si tratta sostanzialmente della chiusura di un ciclo e l'inizio di un altro in cui l'individuo non cessa di esistere, ma va “altrove”, o assume un'altra forma non più fisica pur conservando le caratteristiche intrinseche del suo essere individuo.
Indipendentemente dalle convinzioni di natura escatologica delle persone, la perdita di un familiare, di un amico, di una persona con la quale si sia condiviso un tratto di esistenza, l'accettazione del distacco passa per mezzo di una serie di rituali che comprendono la manipolazione della salma, il contatto reale e materiale con essa come se ancora fosse in vita. Questo implica l'iniziale rifiuto da parte di chi subisce il lutto di considerare la persona cara effettivamente morta.
Quando veniamo colpiti da un lutto, spesso, le reazioni possono essere di due tipi: il rifiutarsi di toccare o vedere la persona morta o, al contrario, il desiderio di starle il più possibile vicino e trattarla come se ancora fosse presente a tutti gli effetti, viva ed esistente.
Spesso nei rituali funebri delle varie culture vi è una componente di convivialità con il defunto, o di condivisione di aspetti festosi e quotidiani. Talvolta si può usare la veglia della salma o il banchetto in una stanza adiacente alla camera del morto che viene lasciata di proposito con la porta aperta affinché il defunto possa “partecipare” insieme a parenti ed amici.
Ogni popolo ha i suoi usi e costumi relativi alla morte, come alla vita.
Vi sono singolari tradizioni del mondo occidentale che spesso sono poco conosciute ai più e, addirittura, non sono ancora state completamente studiate e comprese.
Una di queste è la fotografia post mortem. Pare che questa singolare pratica si sia sviluppata in epoca vittoriana, e comunque intorno alla metà del XVIII secolo. Dal mondo anglosassone sembra poi essersi diffusa anche in alcune parti d'Europa; ad esempio nell'Europa dell'Est ed è rimasta in auge per un secolo. Le fotografie post mortem più recenti risalgono alla prima metà del '900.
Questa usanza consisteva nel ritrarre i defunti poco dopo il decesso, direttamente all'interno della bara posta nella camera ardente, oppure in atteggiamenti del tutto “vitali” e che poco lasciassero intuire del loro effettivo stato di trapassati.
A causa dell'alto tasso di mortalità infantile sono numerosissime le foto post mortem a noi sopraggiunte che ritraggono bambini; questi ultimi spesso venivano fotografati su un divano, a letto, o su un cuscino come se fossero assorti in un sonno profondo, attorniati dai giocattoli preferiti, dai fratelli e, talvolta, dagli animali domestici cui erano stati particolarmente affezionati in vita.
I neonati deceduti durante il parto o nei primi mesi di vita erano tantissimi e spesso venivano fotografati in braccio alla madre, nel lettino o in minuscole bare aperte, adornate di merletti e fiori.
Ma tante sono anche le fotografie che immortalano gli adulti, nei loro abiti migliori, siano essi stati di estrazione umile o benestante. Indipendentemente dai mezzi economici della famiglia, nessuno voleva rinunciare ad una fotografia che riprendesse il caro estinto e ne perpetuasse il ricordo.
In alcuni casi è possibile assistere a composizioni fotografiche di notevole pregio, nelle quali è quasi impossibile riconoscere il morto comodamente seduto ad un tavolo tra i parenti, o addirittura in piedi in compagnia di un familiare.
I fotografi del post mortem dovevano aver sviluppato nel tempo delle abilità considerevoli, non solo nello scatto delle foto, ma anche e soprattutto nella composizione delle salme e dei set.
Ricordiamo che scattare una fotografia a quei tempi era un processo lungo e macchinoso; erano necessari lunghi tempi di posa e non sempre tutto andava per il verso giusto...nulla a che vedere con le macchine digitali, rapide ed indolore a cui siamo abituati oggi!
Tuttavia le tecnologie e le tecniche fotografiche hanno fatto in fretta passi avanti nel corso dell'Ottocento, ma i fotografi dovevano comunque portare con sé un'attrezzatura ingombrante e sicuramente non agevole da trasportare.
Tutto questo unito all'ulteriore abilità che un fotografo che ritraeva morti ( presumo che dovesse essere una vera e propria specializzazione ) doveva avere e cioè quella di comporre le salme in funzione del risultato finale che voleva ottenere. Non so se ci fossero dei compositori di salme specializzati che assistevano il fotografo, magari un vero e proprio staff professionale che si occupava di tutto quello che concerneva l'allestimento del set, ma è assai probabile che gli studi fotografici o i fotografi singoli fossero più che organizzati per assolvere le esigenze dei clienti.
Nei primi anni in cui la fotografia si è diffusa non era molto comune farsi ritrarre visto che si trattava di un processo costoso che non tutti potevano permettersi di sostenere; per questa ragione era frequente che una persona morisse, anche adulta, senza aver mai posato per una foto.

Ma era usanza che la fotografia scattata dopo il trapasso fosse d'obbligo affinché la famiglia potesse conservare un ricordo nitido della persona scomparsa...se poi la foto era composta in maniera tale che il defunto sembrasse ancora vivo, era molto meglio. I fotografi del post mortem erano anche molto abili nel ritoccare i ritratti, dando colorito alle gote delle salme e dipingendo gli occhi aperti sulle palpebre chiuse...una sorta di Photoshop ante litteram, eseguito con pennello e colori direttamente sulle fotografie.
Questo delle fotografie ai morti era un fenomeno assai diffuso e considerato del tutto naturale, a dispetto di come potrebbe apparire ai nostri occhi. In una società come quella vittoriana in cui tutto ciò che non fosse considerato in linea con i severi principi della corona britannica andava rigorosamente censurato, nemmeno la morte poteva essere risparmiata e mostrata liberamente per quella che è, infatti i morti venivano sapientemente camuffati affinché sembrassero ancora vivi.
Una manifestazione molto singolare e curiosa in un secolo non ancora del tutto studiato e approfondito quale l'Ottocento, che sembra però rispecchiare, senza alcuna difficoltà di analisi, l'atavico desiderio umano di sopraffare ed esorcizzare le paure e le sofferenze connesse alla morte.
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IL PASSAGGIO

In India lo Yoga tantrico riconosce nello Yogi un "apertura" virtuale alla sommità del cranio, che deve permettere all' anima di uscire al momento della morte.
Quest' apertura in India si chiama: BRAHMARANDHRA e facilità il passaggio da questo mondo all' altro. 
Inoltre agli Yogi morti si spacca il cranio per agevolare la partenza dello spirito.
A questo uso indiano corrisponde l' usanza europea ed euroasiatica di togliere alcune tegole al tetto o di spezzarle se in casa c'è un agonizzante, che non riesca a morire.
Le tegole non vengono spezzate o rimosse in un punto qualsiasi, ma di norma al centro del tetto, che corrisponde all' ANGOLO SACRO o CENTRO DEL MONDO per il microcosmo individuale.
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L'ALDILA' NEL MEDIOEVO


Solo il cristianesimo prevede una visione dualistica dell'aldilà: annunciato da Matteo e dall'Apocalisse il Giudizio Universale delinea la prospettiva alla fine dei tempi della venuta di Cristo che spedirà i cattivi nella dannazione e i giusti nel regno dei cieli. Il messaggio evangelico fonda la credenza quindi sulla gloria celeste del paradiso e il castigo eterno dell'inferno basato su una logica dell'inversione: la sorte nell'aldilà è la conseguenza del comportamento sulla terra producendone l'esatto compenso. Questa visione è disegnata da Sant'Agostino nella sua monumentale Città di Dio per difendere l'idea dell'eternità delle pene infernali. Infatti anche se risulta impossibile pensare ad un Dio misericordioso che condanna tutti i non battezzati, Agostino risulta irremovibile e combatte sentimenti troppo umani: il perdono ha i suoi limiti e le sue regole e lo splendore della giustizia divina impone che il castigo dei peccati capitali sia eterno.
Le concezioni dell'aldilà conoscono durante il Medioevo vari adattamenti: durante i primi anni del cristianesimo domina l'attesa del Giudizio Universale. Sebbene le preghiere per i morti indicano preoccupazione per la salvezza delle anime una grande incertezza avvolge il destino che esse conosceranno durante l'attesa della fine dei tempi. Agostino deve ammettere che le anime ricevono al momento della morte ricompense o castighi. A partire dal VII secolo la preoccupazione dell'aldilà e della sorte delle anime inizia ad avere impulso nell'ambito di un'affermazione delle esigenze del "governo delle anime" caro a Gregorio Magno. L'idea di un giudizio dell'anima prende forma in special modo con Beda il Veneravile sviluppandosi poi a partire dal XII quando alcuni teologi come Abelardo  integrano l'esame dell'anima tra le preoccupazione del pensiero erudito, e l'attenzione dei vivi si rivolge verso il destino dell'anima. L'attesa del Giudizio Universale è una prospettiva fondamentale quindi se il giudizio dell'anima acquisisce durante il Medioevo una importanza crescente esso non eclissa il Giudizio Universale; per San Vittore e Tommaso d'Aquino il primo è nascosto ed individuale e solo il secondo ingloba i corpi. Il mondo dei vivi e il mondo dei morti, quindi, coesistono simultaneamente. I morti possono tornare sulla Terra e apparire ai vivi infatti si moltiplicano tra l'XI e il XII secolo racconti su spettri. Esiste tra la vita terrena e l'altro mondo una frontiera irriducibile e proprio su questo punto la Chiesa di distingue dalle rappresentazioni folcloriche degli abitanti di Montaillout del XIV secolo secondo i quali i morti non si dividono tra inferno e paradiso ma conoscono un destino omogeneo subendo la prova di girovagare la cui durata è variabile. Anche i pochi peccatori incalliti subiscono il proprio castigo sulle montagne circostanti e familiari: in simili rappresentazioni vivi e morti condividono gli stessi spazi. Se nelle visioni dell'alto medioevo la descrizione dell'aldilà rimane confusa le visioni del XII secolo come quella del monaco Alberico di Montecassino descrivono i soggiorni nell'aldilà differenziando i luoghi in cui vengono inflitti i molteplici castighi. Numerose espressioni permettono di identificare i diversi luoghi di soggiorno dei morti, ma spesso i testi ricorrono alla dicitura "nel secolo futuro" o "nella vita futura" sia perchè dal punto di vista cristiano non ha senso riunire il mondo glorioso del paradiso e tenebroso dell'inferno, sia perchè manca una concezione del termine "spazio": in conseguenza di ciò può esistere solamente una serie di luoghi che la loro diversità impedisce di inglobare in una visione spaziale omogenea. Le trasformazioni del XII secolo non sono una creazione dal nulla ma sono il risultato di un processo lento e una vera innovazione. Un elemento determinante èp la possibilità teologica di una rappresentazione localizzata del destino delle anime. Questa teoria detta della "dilazione" riposa sulla necessità di rimettersi alle sentenze al momento del Giudizio Universale: infatti secondo Agostino le anime dopo la morte riposano in "depositi segreti" che non sono nè l'inferno nè il paradiso in quanto l'anima stessa è sprovvista di dimensione locale e quindi non può essere lsituata in nessun posto. L'anima separata non può essere situata nel paradiso o nell'inferno materiale ma unicamente in un luogo che avvia la sua stessa natura. Sebbene Gregorio Magno voglia abbandonare la dilazione, la tradizione di Agostino rimane forte fino all'inizio del XII secolo. Verso il 1100 l'Elucidarium di Augustodunensis afferma che i semplici eletti si trovano in un paradiso spritiruale poichè le anime non possono essere contenute in un luogo materiale. Nella metà del XII con San Vittore l'anima è considerata localizzabile: priva di ogni dimensione locale essa non può creare nessuna estensione nel proprio luogo ma è delimitata da un luogo. Nel secolo successivo la Summa Theologiae di Tommaso d'Aquino sintetizza e approfondisce questa trasformazione: lo spirito può essere considerato come unito ad un luogo corporeo nella misura in cui esiste in questo luogo e in nessun altro precisando che se le anime non possono ricevere nulla dal luogo in cui si trovano, è attraverso la conoscenza della natura dello stesso che le turba provando gioia o sofferenza. A partire dagli anni 1170-1180 si afferma che le anime accedono sin dalla morte a luoghi definitivi che sono l'inferno e il paradiso a meno che un periodo di purificazione non imponga un soggiorno nel purgatorio. I luoghi smettono quindi di essere dualistici. Si afferma allora il sistema dei 5 luoghi dell'aldilà (inferno, purgatorio, paradiso, limbo dei bambini e limbo dei padri). Dal XII secolo è possibile parlare di una geografia dell'aldilà che si costituisce come un insieme di luoghi distinti e funzionali. Nel momento in cui la parte morta dei defunti si mischia ai vivi la parte vivente dei defunti deve essere soggetto ad una divisione ancora più rigorosa  al fine di evitare confusione. Mentre il culto dei morti si concentra nel cristianesimo, ora sono i vivi a dover rendere servizio ai morti. Secondo Agostino vi erano tre forme utili di suffragio: elemosina, eucaristia, preghiera. Nei secoli XI e XII una delle missioni delle comunità monastiche era assicurare la memoria dei defunti e questa è la ragione del loro successo come nel caso della chiesa cluniacense. I necrologi manoscritti nei quali vi sono iscritti i nomi di coloro che godono del suffragio sono gli strumenti privilegiati che rafforzano il legame tra aristocrazia e clero. La festa dei morti il 2 novembre che Odilone di Cluny istituisce verso il 1030 è un importante segno dell'importanza che la Chiesa accorda al culto dei morti. Lo sviluppo della pratica testamentaria è un altro strumento sviluppando una sorta di "contabilità dell'aldilà" che ricorre alle elemosina ai poveri ma che si focalizza sulla riduzione del tempo di sofferenza nel purgatorio. La conseguenza era una aumento di messe sollecitate dai fedeli preoccupati di stabilire loro stessi il prezzo della loro salvezza. Altro mezzo era quello delle indulgenze che danno luogo ad una medesima contabilità il cui legame troppo evidente con gli interessi materiali della Chiesa sarà fonte di attacco da parte di martin Lutero.

Fonte: La Civiltà Feudale, Gerome Baschet, Newton & Compton

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NEAR DEAD EXPERIENCE - ESPERIENZE AI CONFINI CON LA MORTE


Le esperienze ai confini della morte, anche note come NDE (acronimo per l'espressione inglese Near Death Experience, a volte tradotto in italiano come esperienza di pre-morte) sono esperienze vissute e descritte da soggetti che, a causa di malattie terminali o eventi traumatici, hanno sperimentato fisicamente la condizione di coma, arresto cardiocircolatorio e/o encefalogramma piatto, senza tuttavia giungere fino alla vera e propria morte.
I soggetti reduci da tali fenomeni, una volta riavutisi, hanno raccontato di aver vissuto esperienze le quali, confrontate tra, loro risultano sempre connotate da numerosi elementi comuni:

  • l'ineffabilità, o l'estrema difficoltà nel poter descrivere la propria NDE e soprattutto lo stato di benessere vissuto;
  • la sensazione "fisica" di trovarsi fuori dal proprio corpo con la capacità di guardare il proprio corpo "dall'esterno"
  • (in caso di morti violente o improvvise), l'assistere, come se si fosse una terza persona, alla constatazione della propria morte da parte di chi sopraggiunge;
  • l'attraversamento di una sorta di "tunnel" buio in fondo al quale si intravede distintamente una luce;
  • lo sperimentare una sensazione di grande pace e tranquillità fuori dallo spazio come lo conosciamo e soprattutto fuori dal nostro concetto di -tempo-;
  • la "revisione" di tutti gli istanti della vita terrena vissuta. Tale revisione viene descritta con difficoltà in quanto avverrebbe in maniera totale permettendo la visione contemporanea di ogni episodio della vita (anche dimenticato, anche relativo ai momenti immediatamente successivi della propria nascita);
  • l'incontro con "altri esseri": qualche volta definiti come spiriti sconosciuti, qualche volta persone care che hanno preceduto nella morte;
  • l'incontro con il grande "Essere di Luce" che viene descritto come una fonte di amore totale e incondizionato difficile da tradurre in parole;
  • l'arrivo di un determinato momento (ma non vi è il tempo) o "confine" che impedisce di proseguire oltre il viaggio/esperienza con la conseguente consapevolezza di dover "tornare indietro";
  • il ritorno alla vita accompagnato da un sentimento di malinconia e/o rimpianto per non essere potuti rimanere nell'aldilà;
  • il timore di riferire l'esperienza vissuta ad altri per paura di non essere creduti ma contrastato dal desiderio di farlo come doverosa condivisione di qualcosa di estremamente prezioso e importante;
  • una volta "rientrati in vita" scompare il timore della morte ora vista come un felice passaggio ad una realtà superiore;
  • vengono modificati anche i valori sui quali la vita viene vissuta ponendo come essenziale scopo dell'esistenza l'"armonia" e l'"amore" per tutti gli esseri.

Anche se non tutti contemporaneamente, questi aspetti ricorrono sistematicamente nelle differenti NDE. Poiché i racconti dei sopravvissuti alla morte (ad esempio rianimati dopo una grave crisi) e dei soggetti risvegliatisi dal coma costituiscono un corpus di testimonianze che ha alcune caratteristiche apparentemente omogenee, alcuni studiosi si sono interessati a tali fenomeni. Le teorie critiche sulle "NDE" si dividono in due tipologie, una finalizzata a darne una spiegazione scientifica e razionale l'altra di carattere soprannaturale:

  • teorie scientifiche, che mettono in relazione il fenomeno con peculiari alterazioni transitorie di tipo chimico, neurologico o biologico, tipicamente presenti nel corpo umano in condizioni particolari come quelle prima descritte, quali l'ipercapnia ovvero l'impiego di farmaci. Va osservato che la ketamina somministrata a dosaggi sub - anestetici determina nell'assuntore sensazioni analoghe alle esperienze ai confini della morte. Sul piano psicologico, le percezioni potrebbero essere interpretate come racconti di tipo autoconsolatorio e rassicurante, elaborati per descrivere in modo chiaro e definito le confuse sensazioni che si accompagnano al momento del risveglio dal coma, come ad es. la forte luce presente nella stanza (descritta come tunnel di luce da cui si esce con il risveglio).
  • teorie metafisiche e soprannaturali, che collegano le esperienze di pre-morte a una sorta di presa di contatto anticipata con l'aldilà, durante la quale il soggetto ha modo di sperimentare direttamente la separazione fra anima e corpo e la sopravvivenza dell'anima come entità spirituale, rispetto alle spoglie mortali.

Se interpellati su tali spiegazioni, i reduci da una NDE, pur comprendendo la necessità e il desiderio di cercare un’interpretazione razionale a quanto da loro vissuto, ribadiscono come la loro esperienza sia stata pienamente reale e non un'ingannevole apparenza indotta da fattori endogeni o esogeni. Il più noto studioso di questi fenomeni è il medico e psicologo americano Raymond Moody. Negli ultimi anni hanno dato un rilevante contributo a questi studi e alla loro divulgazione, a partire dal 1989, anche il teologo francese François Brune e a partire dal 2001 il medico olandese Pim van Lommel. Insieme ai lavori svolti in ambienti controllati e pubblicati su riviste mediche o specialistiche, la letteratura sulle esperienze ai confini della morte è anche ricca di alcuni sensazionalismi e di resoconti apparentemente sensati ma non scientifici. Inoltre, data la sua natura, l'argomento ha fatto nascere tantissime polemiche in ambito scientifico a causa del tentativo, da parte di alcune persone, di dare una spiegazione alle esperienze ai confini della morte in base al loro sistema di credenze religiose.
Una tra le più famose esperienze di questo tipo è certamente quella incorsa al medico psichiatra e pioniere della psicoanalisi Carl Gustav Jung, che descrive la propria esperienza di pre morte nel suo testo autobiografico Ricordi, sogni e riflessioni pubblicato solo nel 1961. Nel 1944 infatti un incidente, una frattura e un successivo infarto lo avevano portato in coma. In una lettera dello stesso anno scrive: "Quel che viene dopo la morte è qualcosa di uno splendore talmente indicibile, che la nostra immaginazione e la nostra sensibilità non potrebbero concepire nemmeno approssimativamente… Prima o poi, i morti diventeranno un tutt'uno con noi; ma, nella realtà attuale, sappiamo poco o nulla di quel modo d'essere. Cosa sapremo di questa terra, dopo la morte? La dissoluzione della nostra forma temporanea nell'eternità non comporta una perdita di significato: piuttosto, ci sentiremo tutti membri di un unico corpo."

Fonte: Wikipedia
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MATTHEW MANNING



Medium inglese tra i più giovani viventi particolarmente notevole

per  la  vasta  gamma  di  fenomeni  da  lui  presentati.  Aveva  undici  anni  quando  nella  sua  casa cominciarono  a  prodursi  fenomeni  di  Poltergeist  con  inesplicabili  spostamenti  o  addirittura scomparse di oggetti. Questi disturbi cessarono però dopo pochi mesi e per tre anni tutto tornò nella normalità. I fenomeni ripresero però in modo molto più imponente, sia nella nuova casa -un’antica villa settecentesca presso Cambridge - in cui la famiglia Manning era andata ad abitare, sia nel collegio dove il giovane Matthew seguiva i suoi studi. In casa, un grande e pesante armadio nella stanza del ragazzo cominciò a muoversi, oggetti vennero levitati, mobili scomparvero dal loro posto per essere ritrovati nella cantina; in collegio i letti della camerata in cui il medium dormiva presero a spostarsi e si ebbero vasti fenomeni di apporto di chiodi, viti, coltelli di oscura origine. Seguirono misteriose firme che apparivano sulle pareti della stanza di Matthew e che rispondevano a nomi di antichi abitanti della località o di antichi proprietari della villa. Con questi proprietari il ragazzo entrò in comunicazione, per scrittura automatica e in stato di semitrance: essi gli raccontavano vicende della loro vita trascorsa, a volte si dichiaravano autori della scomparsa di oggetti asportati e, in seguito alle richieste di lui, li restituivano. Uno di loro, un certo Webbe, si esprimeva in modo da far capire di non avere ancora la coscienza di essere morto, si credeva nell'anno 1730, parlava di negozi dell’epoca come se ancora esistessero.
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VIA APPIA: MISTERIOSA TOMBA

La si scopri' verso la meta' del sedicesimo secolo e nel suo interno si rinvenne il corpo di una giovinetta,galleggiante in un liquido sconosciuto. Aveva capelli biondi raccolti con un cerchietto d'oro,e un aspetto tanto fresco che la si sarebbe detta ancora viva.Ai suoi piedi stava una lampada accesa,che si spense al contatto con l'aria.Sulla base di alcune iscrizioni si apprese che la salma doveva trovarsi in quel luogo da 1500 anni e si suppose trattarsi di Tullia,figlia di Cicerone. La si porto' a Roma e la si espose in Campidoglio,dove la gente afflui' in massa e comincio' a rendergli gli onori riservati ai Santi,ma purtroppo il papa Paolo III(1468-1549),non sapendo cosa fare,la fece gettare nel Tevere.

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MUSEO DELLE ANIME DEL PURGATORIO DI ROMA


Il museo delle "Anime del Purgatorio" si trova a Lungotevere Prati 18 a Roma presso la sagrestia della chiesa del Sacro Cuore del Suffragio. Dopo la sua costruzione della Chiesa del Sacro Cuore del Suffragio, la chiesa subì un incendio. Al prete dell'epoca, don Victor Jouet, sulle pareti dietro l'altare parve di vedere un volto dalle sembianze umane e dall'espressione mesta e malinconica, volto lasciato impresso dalle fiamme sulle pareti. Egli stesso giunse alla conclusione che un defunto volle mettersi in contatto con i vivi come anima in pena e condannato al Purgatorio. Con questo evento particolare si decise di fondare il museo. Il prete stesso decise di trovare documenti e testimonianze di fatti analoghi. Le ricerche si rivelarono per il sacerdote, suo malgrado, più difficili del previsto; tuttavia egli riuscì a trovare parecchio materiale che dimostrava quanto segue: i defunti che dovevano passare un certo periodo nel regno ultraterreno del Purgatorio allo scopo di purificarsi dai loro peccati, cercavano di attirare l'attenzione dei vivi per chiedere loro preghiere e messe di suffragio, affinché fosse facilitato il loro passaggio in Paradiso.

Fonte: Wikipedia
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VIA APPIA: MISTERIOSA TOMBA

La si scopri' verso la meta' del sedicesimo secolo e nel suo interno si rinvenne il corpo di una giovinetta,galleggiante in un liquido sconosciuto.
Aveva capelli biondi raccolti con un cerchietto d'oro,e un aspetto tanto fresco che la si sarebbe detta ancora viva.Ai suoi piedi stava una lampada accesa,che si spense al contatto con l'aria.Sulla base di alcune iscrizioni si apprese che la salma doveva trovarsi in quel luogo da 1500 anni e si suppose trattarsi di Tullia,figlia di Cicerone.
La si porto' a Roma e la si espose in Campidoglio,dove la gente afflui' in massa e comincio' a rendergli gli onori riservati ai Santi,ma purtroppo il papa Paolo III(1468-1549),non sapendo cosa fare,la fece gettare nel Tevere.
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LA DAMA BIANCA DEL CASTELLO DI PERGINE

Un altro castello con il suo bel fantasma chiamato la Dama Bianca.

Purtroppo all'epoca non era infrequente trovare mariti violenti che si sbarazzavano delle mogli gettandole nel vuoto. Alcune di esse però non accettavano supinamente la cattiva sorte e ... ritornavano. Forse per questo ci sono tante DAME BIANCHE.

Il Castel Pergine è una fortificazione che si erge sul colle di Tegazzo, una collinetta a est della cittadina di Pergine Valsugana; sede presunta di un castelliere romano (o addirittura preromano, in particolare di epoca Retica) in età antica. Il castello è di origine medievale e la sua posizione risulta particolarmente strategica, sia per l'ampio domino di terre che va dall'alta Valsugana, ai monti Celva e Calisio, alla vallata del Fersina e parte della Val dei Mocheni, sia per la posizione di collegamento tra Veneto e Trentino.
Nonostante sia stato edificato in pieno periodo Rinascimento, è un tipico esempio di architettura militare gotico.

Tornando al nostro fantasma questi amerebbe passeggiare per la stanze del castello, soffermandosi nel salone del caminetto, ove il suo spirito sarebbe stato evocato con sedute spiritiche.
Ma chissà, forse per una vendetta della povera moglie, anche il marito non è riuscito a trapassare, completamente, ed ora i coniugi fantasmi, ex castellani, forse nervosetti per essere costretti a frequentarsi ancora, si vendicano perseguitando la gente del posto. Nelle notti di luna piena, quando una luce grigia e fredda penetra fin nel profondo dei boschi e si apre a dipingere d'argento l'erba dei prati, allora, il sonno degli abitanti di Pergine è interrotto da un acuto latrare di cani: urla, maledizioni, bestemmie. Già, sono gli spiriti dei castellani, le anime morte di chi ha vessato gli altri in vita e non conoscerà mai la pace eterna.
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IMPRONTA DI FUOCO

Un'impronta di fuoco, lasciata il sabato 13 ottobre 1696 sul grembiule di suor Maria Herendorps, religiosa conversa del monastero benedettino di Winnemberg presso Warendorf (Westfalia), dalla mano della defunta suor Chiara Schoelers, religiosa consta del medesimo Ordine, morta di peste nel 1637.
Nel basso della fotografia c'è un'impronta bruciata di due mani, lasciata dalla stessa suora sopra una striscia di tela.
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LE 10 CASE PIU' INFESTATE D'AMERICA

Dopo le 15 TOP mete italiane dell'orrore, una nuova classifica sulle case più infestate d'America sta facendo il giro del web. Ve la ripropongo per eventuali "vacanze" a dir poco spettrali... Una nota: dall'elenco è stata omessa la "Amityville Horror" house.

Il primato di luogo più spaventoso in assoluto va alla Winchester House, di San José, in California, costruita dalla moglie di Winchester, noto produttore di fucili, per tenere a bada i fantasmi di tutte le persone uccise per l'appunto con un Winchester.

Al secondo posto, la Lizzie Borden House (del valore di ben 238.000 dollari), a Fall River nel Massachussets: la storia narra che qui i coniugi Borden furono uccisi a colpi d’ascia dalla figlia Lizzie.

Terza è villa LaLaurie, a New Orleans, in Louisiana, popolata dagli spiriti di schiavi torturati dalla temibile proprietaria, Delphine LaLaurie.

Al quarto posto, nientepopodimenoche la Casa Bianca!

Il Franklin Castle di Cleveland, Ohio, si aggiudica invece un meritatissimo quinto posto. Il castello fu costruito nel 1860 per Hannes Tiedemann, un immigrato tedesco poi divenuto banchiere. Tiedemann fu tristemente noto come diabolico tiranno per la cui mano morì un numero non noto di persone tra il 1865 e il 1895 — compresi tre bebè...

Al sesto posto, troviamo la Sprague Mansion di proprietà di William Sprague. Alla sua morte, avvenuta nel 1836, Sprague lasciò l'abitazione e la società di famiglia ai suoi due figli, Amasa e William II. Il 31 dicembre del 1843, Amasa fu trovato morto a metà strada tra l'abitazione e la sua fabbrica. Il killer non fu mai trovato.

La Chambers Mansion (1887) nel lussuoso quartiere di Pacific Heights, a San Francisco, è il nostro settimo luogo infestato. Appartenuta a Richard Chambers, la casa fu data in eredità alle due nipoti, una delle quali, Claudia, morì dissanguata e quasi tagliata in due a causa di un incidente in campagna. Ma fu davvero una sfortunata coincidenza? Ciò che è noto è che le due sorelle si odiavano così tanto da non poter sopportare la reciproca vista. Anche in questo caso, non si giunse mai alla verità.

Per finire, l'ottavo posto va alla Myrtles Plantation, St. Francisville, LA, il nono alla Stranahan House di Fort Lauderdale in Florida mentre il decimo alla Whaley House di San Diego.
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