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LA PIETRA FILOSOFALE


Dal XII secolo in poi, gli alchimisti parlarono di un agens necessario alla trasmutazione. Questo agens aveva molti nomi, ma il più conosciuto è “Pietra Filosofale”. Altri nomi sono: polvere filosofale, grande elisir, quintessenza. La pietra filosofale poteva trasmutare i metalli in oro. Nella Grande Opera, la pietra filosofale è l'uomo stesso, essendo egli all'inizio della Grande Opera e alla fine. In generale, la pietra è lo spirito universale, presente in tutto ciò che è stato creato, e quindi anche nello stesso alchimista. Le descrizioni sono molte e non sempre simili. Paracelso la descriveva come fissa e rosso scuro; Berigard da Pisa diceva che il suo colore era quello dei papaveri; Raimondo Lullo diceva che il suo colore assomigliava a quello del rubino; Helvetius sosteneva che fosse di un giallo brillante. Molti alchimisti diedero le loro descrizioni, spesso contraddicendosi l’un l’altro. Khalid lo riassunse così: “La pietra unifica in sé tutti i colori. È bianca, rossa, gialla, blu cielo e verde”. La trasmutazione è un processo altamente personale, e quindi ogni alchimista ne ha un’opinione diversa. Alcuni di loro parlavano di una sostanza fisica. La pietra filosofale è il simbolo dell’uomo perfetto, il risultato finale del lavoro filosofico. Anche se viene spesso associata ad argento vivo e zolfo, la pietra filosofale è difficile da spiegare a parole. Semplicemente, non abbiamo il linguaggio per farlo. 
“Non si è mai capito cosa intendessero i filosofi antichi per pietra filosofale. Non si può rispondere a questa domanda prima di aver capito che gli alchimisti ponevano la loro attenzione su qualcosa di inconscio. Solo la psicologia dell’inconscio può spiegare il segreto. La teoria dell’inconscio ci insegna che fino a quando questa proiezione è diretta su quel qualcosa, rimarrà inaccessibile. Quindi il lavoro degli antichi alchimisti rivela molto poco del segreto dell’alchimia” (Carl Gustav Jung).
Bisognerebbe anche considerare il fatto che gli alchimisti spesso usavano un linguaggio simbolico. I simboli sono un mezzo per trasmettere informazioni, ma questo mezzo richiede un approccio totalmente diverso di comprensione, qualcosa che nella società moderna troviamo difficile.
“Quasi tutti coloro che hanno sentito parlare della pietra filosofale e del suo potere, chiedono dove si possa trovare. Il filosofo dà sempre una duplice risposta. Prima dice che Adamo ha preso la pietra filosofale dal Paradiso e che è ora presente dentro di te, dentro di me e dentro tutti, e che gli uccelli di terre lontane la hanno portata con loro. Poi il filosofo risponde che si può trovare nella terra, nelle montagne, nell’aria e nel fiume. Allora in che modo bisogna cercare? Per me, in entrambi i modi, ma ogni modo ha il suo modo”. (Michael Maier, 1617).
“La pietra filosofale è innanzitutto la creazione dell’uomo da parte di se stesso, vale a dire l’intera conquista del proprio potenziale e del proprio futuro; è in particolare la completa liberazione della propria volontà, che darà il dominio assoluto sull’Azoth e sul regno del magnetismo, vale a dire il potere assoluto sulla forza magnetica universale”. (Eliphas Levi, 19° secolo).
La pietra filosofale è presente anche nelle leggende del Graal. In quel caso si tratta del calice colmo di azioni cavalleresche e buone, che ridonerà fertilità al regno del Re. Il Re in queste leggende è il nostro Sé superiore, il nostro Sé divino, lo Spirito, l’Uomo Celeste o Adamo Kadmon, che è stato relegato giù nel mondo terreno. Trovare questa pietra, o il divino interiore, e lavorare su se stessi per portarlo alla superficie, donerà successo al Palazzo del Re. Wolfram von Eschenbach diceva che il Graal era una pietra preziosa, portatrice di ricchi frutti di Saggezza e Purezza.

La pietra filosofale è spesso messa in relazione alla forza vitale. In alcune incisioni alchemiche, l’acqua scorre da una pietra. La pietra è la pietra filosofale, fonte dell’elisir della vita: “ciò che è come il fuoco ma scorre come l’acqua”. Tutti lo abbiamo dentro di noi. 
Una volta Meister Eckhart incontrò un bel giovane. Gli chiese da dove venisse. “Da Dio”, gli rispose. “Dove lo hai lasciato?”. “In cuori virtuosi”. “Dove vuoi andare?”. “Da Dio”. “Dove lo trovi?”. “Dove ho lasciato tutte le creazioni”. “Cosa sei?”. “Un Re”. “Dov’è il tuo regno?”. “Nel mio cuore”. “Sappi che nessuno condivide questo con te”. “Lo so”. Allora Meister Echkart lo portò nella sua cella: “Prendi qualsiasi abito tu voglia”. “Così non sarei più un Re”. E scomparve. Era Dio stesso. E gli aveva fatto uno scherzo.
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VITRIOLUM

L’acronimo V.I.T.R.I.O.L.U.M., che viene usato nella letteratura alchemica, è formato dall’espressione latina Visita Interiora Terrae Rectificando Invenies Occultum Lapidem Veram Medicinam, che significa “Visita l’interno della terra, e rettificando troverai la pietra nascosta che è la vera medicina”. Siamo quindi invitati a discendere nella terra, negli inferi, nell’inconscio. La terra è il simbolo dell’uomo fisico. L’uomo deve prendere coscienza del suo mondo interiore, di chi è, cosa sta facendo, quali sono le sue motivazioni eccetera. Una volta rivolta l’attenzione verso l’interno, si scoprirà un mondo nuovo: gli inferi dell’Ade, il regno oscuro delle ombre e dei mostri. Questa discesa viene anche chiamata regressus ad uterum, “ritorno nell’utero”, un termine che viene spesso usato nei riti d’iniziazione. È un ritorno simbolico a un particolare stato primordiale dell’essere che accomuna ogni uomo nell’inconscio collettivo. Nel profondo dell’uomo, nell’oscurità della sua psiche, risiedono i moventi delle sue azioni. Dunque il regressus ad uterum, il prendere coscienza di questi moventi profondi, è una condizione necessaria per entrare nella zona di morte illuminata dalla luna, e successivamente sperimentare la rinascita. Terra Mater, la Madre Terra, è sempre stata collegata alla nascita, con l’unione tra uomo e donna (conscio e inconscio); unione dalla quale la nuova vita sgorgherà dopo la morte. I popoli primitivi svolgevano le loro iniziazioni al buio o sottoterra, ad esempio nelle grotte. In Egitto, le iniziazioni si svolgevano nelle piramidi o nelle cripte interrate dei templi. In Persia si usavano principalmente nelle grotte, mentre gli indiani d’America avevano apposite capanne. I misteri di Mitra venivano eseguiti in templi costruiti sottoterra. La stessa iniziazione era simboleggiata dalla penetrazione della pancia della Grande Madre, o del corpo di un mostro marino o animale selvatico. Nella mitologia greca, Orfeo discese nell’Ade per cercare Euridice (il simbolo della sua anima perduta). Il Dio hindù Krishna discese negli inferi per cercare i suoi sei fratelli (i sei chakra, essendo Krishna il chakra della corona). Dice una leggenda che, dopo la sua morte, anche Gesù discese nel regno di Satana per salvare l’anima di Adamo (l’uomo puro). Nell’alchimia, l’entrata dell’inconscio è spesso rappresentata dall’entrata delle grotte, da racconti di viaggi negli inferi o strani luoghi lugubri del mondo. Talvolta si trova negli scritti alchemici la rappresentazione del re che si fa il bagno. L’acqua, alchemicamente parlando, rappresenta proprio l’inconscio. Il Re, che è invece la nostra coscienza, vi si immerge proprio per venire a contatto con i suoi contenuti e così portarli alla luce, alla propria coscienza. Un altro modo in cui questo contatto tra coscienza ed inconscio viene rappresentato è il simbolo della “coniunctio” (congiunzione) o “concepito” (concezione) tra il Re e la Regina, che avviene principalmente nell’acqua, in una sorgente o in una fontana. La Regina quindi rappresenta il femminile, l’acqua, l’inconscio. La discesa nell’inconscio non è priva di pericoli. In senso psicologico può ad esempio sfociare nella schizofrenia. Nella mitologia, l’eroe penetra gli inferi per lottare contro mostri e demoni. La Grande Madre gli appare sotto forma di un essere terribile, spesso il Signore della Morte. Per il suo coraggio e la sua audacia, la Grande Madre, Dea della fertilità, gli offre grande conoscenza e grande saggezza. Quando nell’alchimia si lavora con i metalli (così vengono chiamate le passioni e le emozioni dell’uomo), il piombo viene usato come materiale iniziale. Gli alchimisti dicono che nel piombo vi è un demone che può causare la pazzia. Il piombo è sotto il dominio di Saturno, il Dio della malinconia, che causa disturbi e visioni demoniache. Il piombo, il più impuro dei metalli, deve essere trasformato nel metallo puro, l’Oro, simbolo dello Spirito. In generale, il piombo rappresenta le passioni inferiori e più terrene dell’uomo. E’ su di loro che l’alchimista opera, rettificandole (rectificando) e sublimandole sempre più. Cosa significa questo? Ce lo spiega un testo del Taoismo moderno: “Ecco perché Buddha Jou-lai (Tathagata), nella sua grande misericordia, ha rivelato il metodo, il lavoro alchemico del Fuoco, e ha insegnato al popolo a rettificare la propria vera natura e pienezza”. “Rectificando”, al centro dell’acronimo VITRIOLUM, significa “correggere” gli aspetti negativi della propria psiche, purificare le emozioni negative. Serve a drizzare ciò che è cresciuto storto durante la vita. L’alchimista deve purificarsi da tutta la “sporcizia”, da tutte le sue “scorie”. Deve lavare “il corpo” per migliorarlo e perfezionarlo. I metalli devono essere purificati da “elementi esterni impuri e distruttivi”. I metalli in questo caso possono essere interpretati come emozioni. Il Taoismo sottolinea l’importanza della purificazione dalle tendenze egoistiche che separano l’uomo dalla sua natura eterna. Un uomo che si sforza d’ottenere il Tao deve rinunciare alla brama e al desiderio e divenire un bambino che si unisce al Tao. Con questa purificazione, avviene la rinascita. Pertanto un alchimista deve rifuggire le masse e iniziare il processo di meditatio, auto-riflessione, in silenzio. Anche il Buddhismo insegna la purificazione. L’uomo può arrivare alla salvezza separandosi dalle faccende mondane che lo fanno deviare dal suo vero sentiero. Egli vede che la vita terrena di per sé non è soddisfacente. L’uomo è insoddisfatto perché i suoi desideri sono senza limiti. Deve liberarsi dalle catene dei suoi desideri. Entrare nell’inconscio significa anche entrare nell’inconscio collettivo che tutti condividiamo. Nella mitologia greca vi era il Tartaro, nome originariamente usato per indicare gli inferi. Il Tartaro è il mondo psichico nel profondo dell’uomo, dove risiedono tutti gli istinti inferiori, come la brama di uccidere e distruggere, la sete di sangue, la paura, l’odio, la vendetta, il desiderio di potenza eccetera. Non è facile da ammettere a se stessi, ma tutte risiedono in noi. Abbiamo represso tutte le nostre emozioni oscure confinandole nel profondo regno del Tartaro. Questa è l’eredità umana, risalente a tempi antichi. È compito dell’uomo conoscere, sentire ed essere responsabile di tutte le proprie emozioni. Esse non devono essere semplicemente represse, poiché così facendo si otterrebbe l’unico effetto di “comprimerle” in qualche angolino della propria psiche, dal quale potrebbero emergere quando meno ce le aspettiamo. Vanno invece sublimate, cambiate e trasmutate in sentimenti più elevati. La repressione incatena l’uomo proprio agli oggetti che reprime, ma la purificazione li trasmuterà in elementi positivi, portandolo più vicino alla sua vera essenza. Fin quando non intraprenderemo consapevolmente la Grande Opera, dolore e sofferenza disturberanno le nostre vite. Dobbiamo affrontare i mitici mostri nella profondità del nostro inconscio e illuminarli. Essi fanno parte dell’essere umano. Non possiamo scartarli, ma possiamo controllarli, dominarli, imparare da loro, e trasformarli in servitori del Divino. I mostri non sono mostri di per sé. Sono soltanto caratteristiche della natura umana che sono state distorte o che quantomeno non ci sono più utili. Noi possiamo rettificarle ed utilizzarle a nostro vantaggio, per ascendere alla Consapevolezza del Sè. Questo compito non è per l’aspirante iniziato. È soltanto per gli audaci che osano affrontare l’oscurità dell’anima. Il coraggio di molti fallirà, ed essi torneranno a casa. Perciò il pellegrino non intraprende un sentiero facile, perché il mondo del piacere non è più suo. Egli ha scelto il percorso di Arete (Dea della Virtù), che lo porta verso molti pericoli e strade difficili, in solitudine e con fatica, ma infine diverrà immortale. Chi perderà la vita, la otterrà. Se sei davvero deciso a trovare il Tao, puoi farlo anche quando sei in una città e hai una posizione di rilievo in faccende mondane. Questo non è contraddittorio. Il lavoro è semplice e vicino, il segreto è così semplice, che, se fosse rivelato, vi sarebbero risate tutt’intorno.

Fonte: Esopedia
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LA CONFRATERNITA DEI SACCONI ROSSI


I Sacconi rossi erano gli appartenenti alla "Veneranda confraternita de' devoti di Gesù Cristo al Calvario e di Maria Santissima Addolorata", di Roma, creata nel secolo XVII. Il loro compito era ripescare e dare sepoltura, se nessuno li reclamava, agli annegati nel Tevere e questa pia professione di carità era svolta nei caratteristici cappuccio e mantello rossi, da cui il soprannome. La sepoltura non era banale: con gusto necrofilo tutto barocco, le ossa scarnificate venivano deposte in maniera "decorativa" nel cimitero sotterraneo del convento (tuttora visitabile, risulta, il 2 novembre. Analoga ambientazione ha la Cripta dei Cappuccini di Via Veneto). L'usanza è citata nel film Mondo cane (1962). Dai primi anni novanta il 2 novembre, giorno della Commemorazione dei Defunti, col patrocinio dell'Ospedale San Giovanni Calibita (tenuto dai Fatebenefratelli) ha luogo nell'isola Tiberina, partendo dalla chiesa di San Bartolomeo all'Isola, una processione notturna in memoria degli annegati, alla quale partecipano, in costume, i membri della Confraternita.

Fonte: Wikipedia
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PORTA ALCHEMICA


La porta. ermetica, o magica come la chiamava il popolo di Roma, era incastonata nel muro di cinta d'un orto sito nella piccola via di S. Vito che si immetteva nella più nota via di S. Croce in Gerusalemme.
Nel 1873, in seguito alla demolizione del muro dove era situata la porta, la commissione archeologica comunale la fece scomporre e conservare nei magazzini municipali. Più tardi fu sistemata nel giardino di piazza Vittorio dove ancora oggi si può ammirare; furono posti ai lati due statue denominate "Bes", ritrovate nei lavori di scavo del Quirinale nel 1888.

La porta ermetica, monumento unico al mondo nel suo genere, fu l'ingresso del laboratorio alchemico del marchese Massimiliano di Palombara, senatore di Roma.

Il marchese, uomo dedito alle scienze esoteriche, la fece costruire nel 1655; egli intrattenne rapporti di studio anche con la regina Cristina di Svezia che, abbandonato il trono, si stabilì a Roma attorniandosi di uomini colti e aperti a ogni esperienza; ella stessa, donna originale, vivace, esperta in esercizi fisici e dotta, conduceva una vita ritenuta spregiudicata per l'epoca.

Nonostante tutto fu accolta nella Roma papale con la massima deferenza.

Prima di iniziare l'esame della porta, sarà il caso di dare un accenno a due personaggi originali che frequentarono villa Palombara; il primo è conosciuto come il Pellegrino perché se ne ignora il nome. Egli ottenne ospitalità nel laboratorio del marchese per una notte, con la promessa di trasmutare in oro il liquido che il marchese faceva bollire nel crogiuolo.

La mattina dopo l'ospite si era dileguato, ma aveva lasciato sul pavimento il contenuto del crogiuolo che aveva prodotto una striscia d'oro purissimo, inoltre aveva lasciato sul tavolo una carta su cui aveva tracciato degli enigmi. Si narra che tali iscrizioni furono fatte incidere dal marchese su tavole di marmo che vennero poste nel laboratorio e scolpite sui due stipiti e sul frontone centrale della famosa porta ermetica.

L'altro personaggio fu il filosofo ermetico Borri. Egli nacque il 6 maggio 1627 a Milano; al pari di Cagliostro, fu ritenuto dai suoi contemporanei un grande o un millantatore, un terapeuta o un ciarlatano.

Studiò dai gesuiti ma non terminò gli studi perché fu allontanato per insubordinazione. Più tardi fu ammesso in Vaticano dove studiò medicina, chimica e alchimia; è in questo periodo che inizia la frequentazione con il marchese di Palombara.

Dopo la morte di Innocenzo X, salendo al soglio pontificio Alessandro VII, nemico dei novatori, fu costretto ad abbandonare Roma e si rifugiò a Milano dove si mise a diffondere le sue dottrine giudicate sovvertitrici dalla Chiesa; ricercato dall'Inquisizione, si rifugiò in Svizzera. I suoi seguaci furono costretti ad abiurare e il Borri fu condannato in contumacia e in sua vece fu bruciata la sua effigie, dipinta a grandezza naturale.

II Borri passò in Alsazia a Strasburgo e infine si stabili ad Amsterdam, dove raggiunse il massimo della sua fortuna per la fama che si guadagnò come medico e taumaturgo.

Iniziò a condurre una vita lussuosa che contraddiceva quanto aveva insegnato ai suoi discepoli.

Anche in questa nazione provocò gelosie che lo misero nella condizione di fuggire per evitare la prigione. Arrivato a Copenaghen presso la corte di Federico III ottenne aiuti economici e onori; fu nominato prima consigliere e poi ministro ma, alla morte del re, fu costretto ad abbandonare la Danimarca con l'intento di rifugiarsi in Turchia.

Durante il viaggio fu arrestato in Moravia e consegnato all'imperatore d'Austria Leopoldo I, il quale a sua volta lo consegnò a Roma dove regnava Clemente X, che lo fece rinchiudere a Castel S. Angelo in attesa della pena capitale. La pena di morte fu commutata in carcere a vita, dopo aver compiuto l'atto dell'abiura.

La cerimonia solenne si svolse nella chiesa della Minerva alla presenza del clero, della nobiltà romana e del popolo affluito in massa; il cerimoniale fu terribile e crudele, non una voce si levò in sua difesa, comprese le persone che erano state guarite dal Borri che gridavano "al fuoco, al fuoco!".

Rimase in carcere fino al 1678; in seguito, grazie all'intervento dell'ambasciatore di Francia, che era stato da lui guarito, ottenne un carcere meno duro e la possibilità di lavorare in un laboratorio alchemico installato a Castel S. Angelo; ottenne anche il permesso di uscire dalla prigione.

In questa condizione di libertà quasi assoluta ebbe la possibilità di ricominciare a frequentare la nobiltà romana, compresi il marchese di Palombara e Cristina di Svezia. Certa-

mente non fu di poca importanza il suo apporto negli esperimenti alchemici e riti che si praticavano nelle magiche notti nel laboratorio del marchese con la complicità di Cristina.

Dopo la morte della regina di Svezia, sua protettrice, e con la salita al soglio pontificio di Innocenzo XII, il Borri fu di nuovo rinchiuso a Castel S. Angelo dove morì per febbri miasmatiche nel 1695.

Questi personaggi coltivarono l'arte dell'Alchimia così spesso bistrattata dalla scienza ortodossa, al più considerata come primo aspetto della chimica nascente, ma che riveste, per coloro che si interessano della verità, dignità di scienza.



Il Frontone

L'Alchimia studia i fenomeni sovrasensibili, apre le porte di conoscenze misteriche che dovrebbero produrre nell'adepto il “risveglio totale dell’Essere”. Essa è totalmente ermetica,

a causa della propria divina natura, solo coloro che ne hanno conquistato le "chiavi" ne conoscono il mistero.

Noi Massoni ne dobbiamo comprendere il perché: non sta forse scritto nei nostri Landmarks che la Massoneria possiede segreti che non possono essere rivelati?

E di quali segreti si parla se non di quelli che, per la loro intrinseca natura, non sono suscettibili di essere enunciati, proprio perché presuppongono la capacità dell'adepto di possederne le chiavi?

La Massoneria promette le chiavi a chi ne è degno e lo stesso avviene in tutte le scienze iniziatiche, perché parrebbe che questo "Segretum Magnum" sia la medesima conoscenza nascosta che anima ogni fratellanza che si rivolge al vero, al sacro significato della nostra esistenza.

Nessun filosofo ha mai parlato chiaro in proposito e ogni scritto è stato una ri-velazione del mistero.

Per quanto sia ardua l'impresa di parlare di questa sublime scienza, concentrata nei simboli e nelle scritte della Porta Ermetica, forse seconda per valore solo alla "Tavola di Smeraldo" attribuita a Ermete Trismegisto, nel tentare un'analisi, sia pure sintetica, di questo monumento, sarà il caso di iniziare dai due guardiani della soglia o "Bes" che, come è stato ricordato, non furono posti da chi concepì la porta, ma solo più tardi.

Una cosa è certa, la persona che unì i due "Bes" alla porta era dotata di conoscenze esoteriche; infatti essi rappresentano i guardiani che impediscono l'ingresso nel giardino magico: sono le nostre incompiutezze, le nostre paure che, come afferma Raphael, impediscono “di volgere veramente le spalle al proprio passato, al subconscio individuale e collettivo”. [Cfr. Raphael, Orfismo e Tradizione iniziatica, cap. "L'ascesi orfica". Edizioni Asram Vidyâ, Roma]

Passiamo alla porta e iniziamo dal medaglione circolare che poggia sullo stipite della stessa.

Dentro il primo cerchio estremo troviamo l'epigrafe:

Tria sunt mirabilia deus et homo mater et virgo trinus et unus.

[Tre sono le cose meravigliose: Dio e uomo, madre e vergine, trino e uno]

Qui, riconducendosi alla legge del ternario vengono rappresentati i tre elementi essenziali dell'opera alchemici: il Padre, la Madre e il Figlio.

Per citare la Tavola di Smeraldo: “II sole è suo padre, la luna è sua madre, il vento la porta nel suo ventre, qui è il Telesma...”.

Alcuni vi hanno ravvisato lo spirito, l'anima e il corpo. Per proseguire la comparazione, la religione cristiana e quella vedica affermano analoghe trinità.

Alcuni alchimisti si rifanno a una triade ermetica: lo zolfo, il mercurio e il sale che corrisponderebbero allo spirito, all’anima e al corpo.

II tre volte grande Ermete parla del sole, della luna e dell’oro, che nella cosmogonia egizia sono Osiride, Iside e Horus. Qui vediamo alcuni dei molti nomi che le maggiori religioni e scuole esoteriche danno alla Trinità.

Se consideriamo che l'Alchimia è un'arte operativa, che indica le azioni da intraprendere per mutare gli elementi, ci rendiamo conto delle difficoltà dell'Opera, quando per molti non solo le operazioni di calcinazione, sublimazione, coagulazione sembrano oscure, ma perfino gli elementi su cui operare sembrano incerti o meglio si prestano a una infinita varietà di interpretazioni.

Per chi non è qualificato, o non ha una guida, è sconsigliato intraprendere un simile viaggio proprio perché le molte comparazioni e analogie possono fuorviare i ricercatori e fornire a essi rotte incerte, se non completamente errate.

Ed è per questo che nelle "Nozze Chimiche" di Christian Rosenkreutz si parla di un magnete, una bussola necessaria a non perdere la Via.

Nella Divina Commedia, Dante è guidato da Virgilio; in Alchimia, i molti filosofi prospettano una guida, un intervento extra-umano (un angelo con la tromba, una divinità ammantata di stelle). Viene pertanto raccomandato all'adepto di rivolgersi al supremo Artefice prima di mettersi al lavoro nel laboratorio alchemico.

I soli consigli che si possono dare sono:

- ricordare che l'Athanor, il crogiuolo su cui operare, è l'uomo ossia noi stessi;

- tener presente che la Via è quella Solare, la Via del Fuoco o Metafisica insegnata in occidente da Ermete, Orfeo, Aglaofamo, Pitagora, Filolao e Platone.

Continuando, dentro la cornice del medaglione vi sono due triangoli equilateri sovrapposti che formano una stella a sei punte, il notissimo sigillo di Salomone, sublime rappresentazione dell'unione dei contrari.

Nel linguaggio alchemico, il triangolo con il vertice verso il basso rappresenta l'acqua, il principio femminile, l'argento, la luna; il triangolo con il vertice verso l'alto rappresenta il fuoco, il principio maschile, il sole, secondo alcuni alchimisti simboleggiato dal gallo.

Si può fare un gran lavoro di analisi e comparazioni ma, senza le "chiavi", ogni interpretazione è vana.

Basilio Valentino afferma che “l'opera è facile da fare, tu non hai bisogno di altre istruzioni per saper governare il tuo fuoco e costruire il tuo fornello”.

Il Cosmopolita ci dice pure che quando i filosofi affermano che l'opera è facile, essi avrebbero dovuto aggiungere che è tale per coloro che la conoscono, quindi è tutto facile salvo sapere il senso dei simboli, solo allora si può passare alle operazioni, al rettificare se stessi.

Ma che significato dare allora ai due triangoli incrociati? Sempre Ermete risponde: “Sale dalla terra e discende dal cielo e riceve la forza delle cose superiori e delle cose inferiori”. In altre tradizioni viene detto: discesa all'inferno e salita al cielo, in Dante troviamo la discesa all'inferno e la salita all’Empireo, e in Orfeo la discesa all'Ade e la salita alla terra.

Platone chiamava la parte solare anima demiurgica e quella lunare anima negativa-ricettiva.

È chiaro che l'unione dei contrari è simbolo, sulla via iniziatica, del superamento del duale; realizzazione sublime che porta l'uomo a un perfetto equilibrio interiore e ad impadronirsi della sua natura divina; infatti Salomone, che ha dato il nome a questo sigillo, veniva chiamato “Sapiente”.

Continuando, vediamo che sovrapposto all'esagramma vi è un altro simbolo composto da un circolo sormontato da una croce: è il globo del mondo, emblema dell'imperio sia sul piano della materia sia su quello dello spirito, per chi ha saputo portare a termine l'Opera.

All'interno del circolo troviamo la scritta:

Centrum in trigono centri

[Il centro sta nel triangolo centrale]

Il fondamento di tutto sta nella trinità.

Come non riferirsi al noto “punto” della Massoneria? Dobbiamo tornare al centro dell'essere umano, ritrovare il Sé, l'essenza fuori del tempo-spazio che corrisponde alla polarità cosmica, allora avremo raggiunto l'equilibrio dei contrari che ci schiuderà gli stati superiori della coscienza con il risveglio del Sé.

Nel centro del globo del mondo vi è l'ultimo dei simboli racchiusi nel medaglione, un piccolo circolo con un punto al centro. È tradizione universale che il punto sia il principio generatore e la circonferenza la cosa generata, con altre parole Dio e la sua creazione; viene anche definito “simbolo aureo”.

l’Architrave

Passiamo ora all’architrave della porta. Su di essa vi sono due epigrafi, la prima in caratteri ebraici:

\yhla hwr.(Ruach Elohim)

[Spirito Santo, Respiro di Dio, Soffio Vitale]

Ruach significa ciò che si muove e ruota, il soffio, il respiro. 11 veggente di Patmo, che era iniziato alla Gnosi, nell'Apocalisse dice: “Lo Spirito spira dove vuole”.

Si potrebbe rapportare, in alchimia, al mercurio, duplice nella sostanza, figlio del sole e della luna, che gli ermetici chiamano androgino o rebis.

Questo Mercurio dei filosofi, primo mestruo dell'oro e dell’argento dei filosofi, opera il dissolvimento dei metalli con la sua forza attiva e penetrante.

Ma vediamo ancora che a poco serve sapere questo se non si conosce il sole e la luna, se non si sa come unirli per formare il mestruo mercuriale.

Dante, cultore dell'Alchimia, seguace dei Fedeli d'Amore, fa dire al custode della sacra porta del purgatorio che occorrono due chiavi per aprirla, una d'oro e l'altra d'argento.

Aggiunge ancora che quella d'oro è più preziosa, ma quella d'argento è proprio quella che determina l'apertura della porta perché vuole tanto acume e ingegno.

La seconda epigrafe, iscrizione latina, recita:

Horti magici ingressum hesperius custodit draco et sine alcide

colchicas delicias non gustasset Jason

[Il drago delle Esperidi (o meglio della notte) custodisce l’ingresso

del giardino magico e senza Alcide, Giasone non avrebbe gustato le delizie della Colchide”]

II dragone delle Esperidi, come viene tradotto da alcuni “hesperius draco”, in realtà si rifà a un mito differente da quello di Giasone e degli Argonauti. Si riferisce a quello dei pomi d'oro delle Esperidi, raccolti da Ercole dopo l'uccisione del Drago.

Ma chi è Giasone? Sappiamo da altre fonti iniziatiche, non ultima la Massoneria, che l'adepto, l'uomo che sta ricevendo l'iniziazione, è rappresentato da Giasone; è sufficiente ricordare l'uomo da un sandalo solo.

Sappiamo anche che Ercole è figlio di un Dio e che appena nato, ancora nella culla, uccise due serpenti che lo minacciavano; in Alchimia si parla del "bambino filosofico" e sappiamo anche che, confortati dal parere esperto del Pernety, dei e dee degli antichi miti rappresentano metalli, operazioni e stati dell'essere. Almeno una cosa appare abbastanza chiara: l'iniziando non godrà dell'oro, della sapienza se non sarà aiutato dalla volontà inesorabile rappresentata da Ercole che gli farà vincere il dragone, ossia la barriera della terra con le sue passioni; solo allora egli potrà entrare nel giardino, nel mondo invisibile, nell'occulto e ritrovare la sua vera natura immortale.

Sullo stipite sinistro, in alto

per chi osserva la porta, troviamo il simbolo di Saturno. Saturno è il piombo, il colore nero, primo regime dell'Opera; accanto a questo simbolo si trova la scritta:

Quando in tua domo nigri corvi parturiente albas columbas tune vocaberis sapiens.

[Quando nella tua casa i neri corvi partoriranno le bianche colombe allora sarai chiamato sapiente.]

L'autore fa riferimento alla successione dei colori nell'Opera, il nero seguito dal bianco e infine dal rosso.

Che il nero sia il cadavere putrefatto del dragone, credo che nessuno possa dubitarne.

Resta, al solito, da scoprire cosa sia il dragone e poi perché debba morire. L'impresa è ardua e riservata a pochi. Cristian Rosenkreutz, nelle sue "Nozze Chimiche", lo chiama Re nero, che deve essere decapitato, poi cotto con gli altri metalli in amalgama all'interno dell'uovo filosofico, per far nascere l'uccello miracoloso.

Ciò ricorda la Fenice che risorse dalle sue ceneri, il Cristo risorto, ma, per restare ai corvi e alle colombe, ricorda anche quei misteriosi messaggeri di Noè inviati a cercare la terra dopo il diluvio.

Prima venne spedito un corvo che non tornò, poi una colomba che rientrò all'arca con un ramoscello d'ulivo nel becco, quando appare il segno che le acque si stavano ritirando e che l'Ararat, montagna sacra dell'approdo, mostrava di nuovo la sua terra, a significare l'inizio del regime secco dell'Opera. L'opera al nero, ci ricorda Raphael nel suo Orfismo e Tradizione iniziatica, è: “La discesa agli inferi risponde all'opera nigredo dell'Alchimia; anche Gesù discende agli inferi come vi devono discendere tutti coloro che desiderano la Realizzazione”.

Solo allora il Fuoco solare può splendere nella nostra coscienza purificata, rettificata e riappacificata.

Raphael ci ricorda ancora che «questa discesa rappresenta, inoltre, l'opera al nero dell'Ermetismo, la soluzione della solidificazione del passato, lo scioglimento dai vincoli di ciò che non si è o, come direbbe il Vedânta Advaita, la soluzione di tutte le sovrapposizioni velanti”. L'ente, nel tempo-spazio, ha proiettato nella sua spazialità psichica direzioni energetiche (idee, emozioni, desideri, aspettative, comportamenti, ecc.) che poi si sono solidificate, cristallizzate. La coscienza, identificandosi con tale materiale, si costringe nel divenire, non trovandosi mai al suo giusto posto e al suo giusto tempo. In altri termini, non vive mai il suo stato presente.

Oggi si può intendere il termine inferi con il concetto di subcoscienza. Questa è la nostra cantina ove sono depositate qualità o, meglio, nuclei solidificati di qualità che trattengono e costringono la parte di Anima incarnata. Questi nuclei sono formati dalla sostanza-materia o polarità negativa-ricettiva di cui l'Anima demiurgica rappresenta l'altra polarità. Tale sostanza ha quindi carattere femminile; così Orfeo (Anima demiurgica) deve scendere nella cantina, prendere Euridice (il riflesso dell'Anima imprigionata dalla sostanza solidificata), scioglierla dallo stato di costrizione e riportarla alla luce del sole; vale a dire, ricomporla nel conscio in modo che la dualità venga a scomparire...

Comunque, risolvere il subconscio individuale non basta perché vi è il subconscio collettivo; la discesa agli inferi deve essere integrale, deve abbracciare l'intero mondo infero; ciò implica che occorre sganciare l'Anima anche da tutto ciò che l'umanità - in quanto processo individuato - ha cristallizzato. È per questo che all'iniziando viene suggerito di rimanere sordo alle stimolazioni che provengono dalle istanze sociali. Cosa non facile perché idealismi e sentimentalismi di varia natura impediscono di restare fermi nell'equanimità d'animo».

La Massoneria, nel suo gergo estremamente sintetico dice: “Scavare oscure e profonde prigioni al vizio”

Passando allo stipite destro,

in alto, c'è il simbolo di Giove, stagno, color grigio.

Esso non rappresenta un vero e proprio regime, ma un graduale passaggio, da più filosofi sottolineato, dal nero al bianco e più sotto vi è l'epigrafe:

Diameter spherae thav circuli crux orbis non orbis prosunt

[Il diametro della sfera, il tau del circolo,la croce dell’orbita non giovano ai ciechi]

Torniamo al discorso del Cosmopolita: la comprensione dei simboli alchemici è riservata a coloro che hanno sviluppato in sé la capacità di vedere, perciò non giova a chi non sa vedere; in alcuni testi d'Alchimia la sfera tagliata dal diametro, la sfera del tau, della croce greca, simboleggia tutta la gamma della vitalità cosmica. Le due semisfere indicano due stati dell'essenza: il volatile o spirituale e il fisso o materiale.

Nella porta ermetica di Kremmerz si afferma trattarsi della rosa e della sfera che graficamente vengono rappresentate da una sola circonferenza, la quale ha una croce nel suo mezzo.

Il vero sapere sgorga dalla croce che sta sotto la sfera. La croce sotto la sfera è il simbolo di Venere, o chiave del Nilo, simbolo dell'Amore.

Con la croce conseguirò la rosa, con questa la Vita eterna. Ricordiamoci che anche Gesù ammonì di non dare le perle ai porci. In Massoneria devono essere accettati uomini che hanno qualificazioni, nel gergo massonico diciamo "uomini liberi e di buoni costumi". Questa è una costante comune a tutte le vie iniziatiche, aprire le porte solo alle persone qualificate e concedere la graduazione della luce, della conoscenza, man mano che la coscienza dell'adepto si espande.

Stipite Sinistro Centro

Scendendo sullo stipite sinistro, nel mezzo, osserviamo il simbolo di Marte.

In Alchimia ci si riferisce al ferro, al colore bruno. Quindi, più sotto, l'epigrafe recita:

Qui scit comburere aqua et lavare igne facit de terra coelum et de coelo terram pretiosam

[Chi sa bruciare con l’acqua e lavare con il fuoco, fa della terra un cielo e del cielo una terra preziosa]

In alcuni testi si parla di due operazioni, il corpo (sale) passa a uno stato sottile vicino a quello aeriforme e lo Spirito (zolfo), unendosi al primo, cambia in sostanza sublimata, ossia in terra preziosa. Si intuisce chiaramente che si tratta di un'opera di sottilizzazione, vale a dire di epurazione e di elevazione. Sottolineiamo ancora come il fuoco, Ermete insegna, è l'elemento essenziale dell'Opera: I.N.R.I. [Igne Natura Renovatur Integra - II Fuoco rinnova l'intera natura].

Fulcanelli dice che il Fuoco è la Scintilla vitale comunicata dal Creatore alla materia inerte, è lo Spirito chiuso nelle cose, il raggio igneo. La ruota, come dice Fulcanelli, è il geroglifico alchemico del tempo necessario alla cottura della materia filosofale e così anche della cottura stessa; il fuoco, mantenuto costante e uguale dall'artista notte e giorno nel corso di questa operazione, è chiamato per questa ragione fuoco della ruota (rotazione, cambio di coscienza dall'io al "Sé" e fissazione di questa realtà).

«Il Fuoco - secondo Dioniso - appare in tutte le cose e illumina tutto pur restando occulto e invisibile, atto per sua virtù alla propria azione, mobile, capace di comunicarsi a quanto

gli è vicino; esso è attivo, poderoso, presente invisibilmente in ogni cosa; esso è impalpabile e indiminuibile quantunque si comunichi prodigalmente».

Il Pontano nella sua lettera dice che «egli ha errato più di duecento volte (venti anni) sebbene avesse lavorato su la vera materia, perché egli ignorava il Fuoco dei Filosofi... Fuoco acquoso o Acqua Ignea o Acqua Ardente...

E chi separa qualche cosa dal soggetto, ritenendo che ciò sia necessario, quegli per certo non sa nulla di filosofia, perché ciò che è superfluo, impuro, sudicio e di rifiuto, insomma tutta la sostanza del soggetto, si perfeziona in corpo spirituale sempre mediante il nostro fuoco.

E questo i veri sapienti non l'ignorano mai. Perciò ben pochi pervengono all'arte ritenendo che si debba rimuovere qualche cosa di superfluo e d'impuro.

Ora bisogna dire le proprietà del nostro fuoco e se ciò convenga alla materia.

Quel fuoco non brucia la materia, niente separa dalla materia, ne divide le parti pure dalle impure, come dicono molti filosofi, ma converte in purità tutto il soggetto; ma sublima come Geber fa le sue sublimazioni, similmente Arnaldo di Villanova, e di sublimazione rende perfetto in breve tempo... Il nostro fuoco è minerale ed eterno, non evapora, se è eccitato oltre misura partecipa allo Zolfo, non proviene dalla materia, distrugge, dissolve, congela e calcina tutte le cose... L'errore dunque di tutta codesta arte è il non trovare il fuoco che converta tutta la materia in vera pietra filosofale...

La pratica invero è questa: si prenda la materia e il più accuratamente possibile si triti con tritura filosofica e si metta al fuoco, e la proporzione del fuoco si conduca in modo tale che ecciti semplicemente la materia, la tocchi tuttavia e in breve tempo quel fuoco, senz'altra apposizione di mani, celermente compirà tutta l'opera, perché putrefarà, corromperà, genererà e perfezionerà e farà apparire i tre colori principali, nero, bianco e rosso...

II Fuoco non si trasmuterà insieme con la materia, perché non è materia, come ho detto più sopra».

Alcuni testi asseriscono che in questo stadio si fanno volatilizzare lo zolfo, il mercurio e il sale che sono racchiusi nell'uovo filosofico, le penne, ossia il vapore che s'innalza dal fondo dell'uovo, faranno convertire tutti i metalli in argento. Questo enigma allude al risultato del quarto fermento della luna o semente argentifera. In questa fase ormai si sarà ben compresa la tripartizione dell'uomo in Zolfo, Mercurio e Sale, in altri termini Spirito, Anima e Corpo, e si deve compiere la separazione del Mercurio dal Sale, operazione essenziale altrimenti non si potrà procedere verso le Nozze Chimiche.

Raphael dice: «Raggiungi la dimora di Coloro che sono e non più divengono, la Cittadella degli Svegliati, il luogo senza confini. Solo la potenza del Fuoco può trascendere il fantasma dispersivo del fuoco»

Stipite Destro Centro

Sullo stipite destro, nel mezzo, compare il simbolo di Venere. Gli alchimisti associano a esso il rame, il colore verde. Più sotto l'iscrizione:

Si feceris volare terrant super caput tuum

eius pennis aquas torrentium convertes in petram

[Se avrai fatto volare la terra al di sopra della tua testa

Con le sue penne tramuterai in pietra le acque dei torrenti]

Tutta l'operazione tende al ritiro delle acque del diluvio che lasceranno spazio alla terra preziosa, alla pietra alchemica su cui si fa una operazione misteriosa che viene accennata più volte, simbolicamente, anche nella porta ermetica.

Stipite Sinistro Basso

Sullo stipite sinistro, in basso, troviamo il simbolo del Mercurio, Argento Vivo, e l'epigrafe:

Azot et ignis dealbando latonam veniet sine veste Diana.

[Tramite la purificazione di Latona da parte dell’Azoto e del Fuoco, appare Diana senza veste]

La parte più pesante si separa, e questa è la veste o scoria; l'altra, volatile o fluidica, ossia la parte nuda, priva d'involucro, è il puro fermento argentifero, è Diana, il quarto fermento, ossia la luna.

È questa un'altra descrizione dell'Opera, in cui la purificazione della materia filosofale produce la comparsa dell'argento.

È la purificazione del Purgatorio dantesco che prelude alla venuta di Beatrice (colei che dà beatitudine), è la purificazione prescritta da tutte le fratellanze misteriche.

E affinché non desti meraviglia il misterioso realizzarsi della pietra al bianco (la mistica Iside svelata) a seguito della catarsi della materia prima, diremo, come Beatrice nel Paradiso, che “sarebbe strano che, nettati dagli errori che ci tengono a terra, restassimo ad essa vincolati, senza poter accedere all'Empireo”.

Volo superbo descritto da Platone con i suoi cavalli, uno bianco e l'altro nero, uno volto al cielo, l'altro alla terra. Ma attenzione qui non si fa metafisica cosmica, ma microcosmica. Dei, cieli, terra e astri sono in dimensione microcosmica per suggerire elementi e operazioni dell'Arte.

Purificata l'anima dalla miscela, essa abbandona la parte più pesante, la veste, ossia la scoria, mentre la parte volatile, ossia nuda, che è il puro fermento Argento simboleggiato da Diana, annuncia il governo del Sole.

In questa fase si acquisisce la prima chiave descritta da Dante, quella d'Argento.

Questa purificazione è la pratica iniziatica meno gradita alla mente dell'uomo; si preferisce leggere una montagna di libri, magari scriverli, bluffare con se stessi e non compiere l'opera di decantazione della propria coscienza.

La purificazione è la condizione sine qua non per procedere verso la realizzazione finale della grande Opera. Rifacendosi al mito d'Orfeo ed Euridice, Raphael ci ricorda che «si hanno così tre condizioni [coscienziali] in cui l'iniziando può trovarsi.

L'ultima si presenta quando si intraprende la rettificazione senza qualificazioni adeguate: la subcoscienza comprende ciò e crea false immagini, alibi e altro per stornare l'ignaro aspirante.

È la condizione di alcuni i quali credono di aver effettuato la rettificazione o la soluzione del proprio passato cristallizzato, mentre in realtà vivono di illusioni e di ombre; si credono, ma non sono.

In altri termini, hanno riportato dal mondo infero solo la proiezione mentale del vero se stessi.

La penultima condizione è estremamente penosa perché l'iniziando può avere certe qualificazioni può avere giusta direzione e buona volontà intelligente, ma in lui v'è ancora qualche guardiano della soglia che gli impedisce di volgere veramente le spalle al suo passato, al subconscio individuale e collettivo.

Se si entra nella caverna per riprendere il proprio oro, occorre avere tutta la determinazione, capacità e ardire di non voltarsi: basta un ripensamento, una debolezza, un alibi, una qualificazione con cui si è vissuti per tanto tempo, un filo karmico non interrotto, che l'opus fallisce. Questa condizione viene sperimentata da discepoli che, per quanto ben intenzionati e con buone qualità iniziatiche, non hanno tuttavia portato a fondo il processo della purificazione...

La prima condizione, invece, è di colui che sa riportare la vittoria sulle proprie ombre cristallizzate. L'Euridice incatenata dal tempo-spazio la si deve liberare e portare nell'atemporalità del senza spazio...

Il mito della morte-rinascita è dunque un'esperienza ben precisa la quale deve coinvolgere, più che il semplice emotivo, lo strato coscienziale più profondo; in altri termini, deve coinvolgere l'ente stesso nella sua essenzialità. Solo in tal modo diventa catartico...

Ora, bisogna tener presente un fatto: se il neofita non è pronto perché manca di fuoco, di eros, di aspirazione alla morte-rinascita, l'evento rappresentato non può dare gli effetti dovuti. Se non ci sono l'adeguato combustibile, la coscienza anelante d'identità col Dio e il giusto rapporto con l'atto rituale, questo può diventare una semplice rappresentazione teatrale o folcloristica. Nel momento culminante del rito i mistes qualificati subiscono la rottura di livello dell'io e non solo vedono, ma riconoscono ciò che realmente sono; vale a dire, si riconoscono e si scoprono Dioniso.

In termini Vedanta si può dire che si entra in samadhi. Il rito è forza magica che, se ben compreso e seguito, opera precisi effetti».

Sullo stipite destro, in basso,

vi è il simbolo del Sole, Oro, colore porporino e più sotto l'epigrafe:

Filius noster mortuus vivit rex ab igne redit et coniugio gaudet occulto

[Nostro figlio, morto, vive, torna re dal fuoco e gode del matrimonio occulto ]

L'Argento, figlio delle fatiche degli alchimisti, vive dopo essere morto ed aver abbandonato le scorie, ma non è più Argento, finalmente è diventato Oro alchemico.

Torna dalla sublimazione, è diventato Zolfo rosso o Sole determinato dal sacro accoppiamento: Sole e Luna o Re e Regina con il loro amplesso hanno generato l'immortale Figlio, cosi si compie la grande Opera.

Come non ricordare, ancora, la Fenice misteriosa che risorge dalle sue ceneri, Dante che attraversa le fiamme come ultima purificazione, le prove del fuoco di molte fratellanze iniziatiche e, perché no, il Cristo risorto e sceso all'inferno per risalire alla destra del Padre. Inoltre, per comprendere chi sia questo Re, siamo aiutati dall'iscrizione Filius Noster. In Alchimia egli è il figlio del Sole e della Luna, è il Telesma di Ermete, forte di ogni forza, che sale dalla terra e discende dal cielo. E la terra è sua nutrice e suo ricettacolo.

Continua Ermete: “separerai la terra dal fuoco, il sottile dallo spesso, lentamente con gran cura”.

Le analogie non mancano e tutte ci conducono a una affermazione, forse sorprendente: che tutte le epigrafi della porta alchemica fin qui considerate descrivono, in modi diversi, la stessa operazione, quella espressa da Ermete nella Tavola di Smeraldo.

È il solve et coagula degli alchimisti, lo sciogliere e legare dei cristiani che, guarda caso, è attribuito come facoltà a Pietro apostolo, cui Cristo disse: “Tu es petra” (tu sei pietra),

è la morte e resurrezione del Cristo, è la morte del Re Nero di Rosenkreutz e la sua trasmutazione in splendido volatile. Quanto al coniugio della frase, esso va interpretato come unione o matrimonio permanente, indissolubile.

La Pietra, nettata dal fuoco, ha stabilità infinita. La sua duplice natura (del rebis) è diventata una cosa diversa, ma unica, non è più suscettibile di separazione ulteriore (per la meraviglia della Cosa unica, dice Ermete).

È lo yoga degli induisti, il cui senso è unificazione con l'Assoluto, unione che, una volta raggiunta, non può ricreare lo status precedente. È la scritta del medaglione trinus et unus che fonde permanentemente Padre, madre e figlio, ovvero il Sole, la Luna e Oro.

Se con l'opera al bianco il Re era rinato alla vita (l'anima al di sopra delle acque come candida colomba), con l'opera al rosso è ridisceso in essa trasferendole la luce, ma soprattutto riacquistando totalmente la sua vera natura, quella divina, immortale. Questa condizione veniva chiamata nell'antichità corpo perfetto.

San Paolo enunciava il medesimo concetto chiamandola armatura di luce, il Buddismo tantrico con l'espressione corpo di diamante folgore.

Come possiamo vedere, l'umanità che è riuscita a porsi nella visione della Verità sul piano metafisico con linguaggio diverso esprime una unica Tradizione, una Verità identica, che è l'essenza noumenica.

Raphael scrive: «Sotto questa prospettiva, si può essere d'accordo con Sofocle quando afferma, su ispirazione orfica: Non esser nati! Ecco ciò che trascende ogni pensiero. Ma se qualcuno appare nel mondo dell'esistenza, c'è un'altra cosa che ha senso: tornare al più presto da dove si era venuti”.

E Pindaro non è da meno: Esseri effimeri! Che cos'è ciascuno di noi? L'uomo è il sogno di un'ombra!.

Se per un accidente siamo precipitati nel non-essere, è nostro dovere e destino ridare le ali all'Anima in modo che possa volare, senza indugio, verso la sua patria naturale.

Ancora Raphael in Iniziazione alla Filosofia di Platone scrive: La fuga dal corpo e dal mondo è sì fuga, ma non verso l'annichilimento e l'evasione, bensì è fuga verso la vera patria dell'Essere, è fuga dal mondo delle ombre, è fuga dal sensoriale passionale irrazionale...».

Chi avrà saputo salire questa via in salita, non facile, otterrà l'ultima chiave, quella d'Oro di Dante.

Soglia

Sulla soglia della porta appare il motto:

Si sedes non is

[Il motto può essere letto da sinistra a destra ("Se siedi non procedi") e da destra a sinistra ("Se non siedi procedi"). Questa breve frase è una vera istruzione operativa, premessa a tutta l'opera alchemica].

È la condizione senza la quale ogni speranza di aprire la porta del giardino magico diventa illusione.

È l'equivalente di un passo del celebre "Se" del fratello Rudyard Kipling 33 laddove recita: Se tu sai forzare il tuo cuore e i tuoi muscoli e nervi a servire, servire, servire al di là delle forze e così tener duro pur quando in te tutto è finito eccetto il volere che dice: resisti! e proseguendo: se tu sai riempire il minuto implacabile con sessanta secondi di strada percorsa, tua allora sarà la terra, con ciò che la terra contiene, ma, ciò che più vale, tu sarai Uomo figlio mio!.

Sul gradino compare l'ultima epigrafe della porta, insieme a un misterioso simbolo che alcuni chiamano Monade. L'epigrafe recita:

Est opus occultant veri sophi aperire terrant ut germinet salutem pro populo2

[È opera occulta del vero saggio aprire la terra, affinché germogli la salvezza per il popolo].

L'espressione è talmente chiara che appare perfino superfluo insistervi, salvo per confermare che la terra è la stessa della Tavola di Smeraldo, quella che è nutrice e ricettacolo del Telesma, la stessa del V.I.T.R.I.O.L. [Visita interiora terrae rectificandoque invenies occultam lapidem. Visita le parti più profonde della terra e rettificando troverai la pietra occulta]

Per alcuni la pratica dell'iniziazione e anche filantropia spirituale, illuminare gli uomini che posseggono le giuste qualificazioni; chi ha sufficiente Conoscenza, derivante da una strada realmente percorsa e non da cultura libresca, dona ai suoi adepti quella luce graduale che con piccoli passi fa riaccendere, fa risvegliare quel Fuoco sacro che è nascosto nel cuore di ogni uomo.
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ALCHIMIA


Spiegare in poche righe l’Alchimia è pressoché impossibile, tuttavia, dopo molti anni di studio posso affermare con assoluta certezza che essa è una scienza esatta, anzi è il compendio di tutte le scienze, scaturite dallo scibile umano. Madre indiscussa della Chimica e della Fisica, la Filosofia ne è stata talmente impregnata, che fino a qualche secolo fa qualsiasi Filosofo era identificato come alchimista.

Se con Ermete Trismegisto essa fu l’ispiratrice della Mitologia e della Religione panteistica dei greci e degli egiziani, con Omero, Virgilio e Ovidio fu la causa dell’esplosione della letteratura epica e con Dante di quella mistica. Successivamente i romanzi del ciclo bretone (Excalibur, I cavalieri della tavola rotonda, Lancilotto del lago, Tristano ed Isotta), provenzale (Roman de la Rose) e nibelungico (Sigfrido) traboccarono di allegorie alchemiche continuando in modo più romantico le vicissitudini degli eroi greco-romani, tanto da influenzare anche letterati posteriori, come Swift (I viaggi di Gulliver), Cervantes (il don Chisciotte della Mancha) e Gothe (Il Faust). Se la letteratura deve all’Alchimia gran parte del suo sviluppo storico, altrettanto si può dire avvenne per la Pittura e specie per l’Architettura, che nel Gotico divenne espressione iconografica e monumentale di tutta l’Opera alchemica.

Persino la musica ha avuto origine da questa scienza, perché le 7 note fondamentali sono state rilevate e registrate durante la cottura per via secca, per non parlare poi della Medicina, che senza le ricerche spagiriche dei molti sconosciuti filosofi, sarebbe ancora rimasta allo stadio di magia.

Secondo Maria la Profetessa, sorella di Mosè, questa scienza sarebbe stata rivelata ad Adamo da alcuni Angeli del cielo, quando fu cacciato dal Paradiso terrestre, quale strumento di riscatto della perduta immortalità e la Bibbia non sarebbe altro che il racconto metaforico e cabalistico di tutta l’operazione per la fabbricazione della Pietra Filosofale.

Come tutte le altre scienze anche l’Alchimia ha i suoi Principi, le sue regole e le sue leggi, che sono state sperimentalmente verificate nel corso dei millenni e che, a differenza delle scienze moderne che avanzano per ipotesi e postulati, via via superati man mano che procede la conoscenza, sono rimaste immutate fin dall’origine dell’universo. Certo, la sperimentazione alchemica non è avvenuta alla luce del sole, ma solo nei laboratori degli Adepti, perché questa è una scienza iniziatica, la scienza degli dei, che deve e dovrà rimanere sempre preclusa a tutti coloro che sono avidi di ricchezze e di potere e a tutti quegli scienziati moderni privi di dignità, al servizio dei delinquenti che governano i popoli.

Il potere di un Adepto (significa colui che ha acquisito la Pietra) è talmente elevato da renderlo immune agli stimoli deleteri dell’essere umano, quali l’orgoglio, la superbia, l’arroganza e la brama di dominio e di potenza. Il possesso della Pietra Filosofale gli permette di fabbricare oro e diamanti a volontà, di ringiovanire e di curare tutte le malattie, per cui egli può trascorrere le centinaia e centinaia di anni non più soggetto alla fatica ed al lavoro, ma dedito alla elevazione del suo spirito e alla purificazione del suo corpo fino a raggiungere quello stato di Sublime Immortalità, al di fuori dei confini del tempo e dello spazio, tipico degli esseri angelici.

Nel corso di tutta la storia umana, dice Nostradamus, ci sarà un solo Adepto che sarà affascinato dal lato oscuro del male e la sua potenza sarà tale che in poco tempo assoggetterà tutti i popoli della terra (gli Stati Uniti verranno conquistati in una settimana con l’uso di armi incredibili) e questo figlio di Ermete si chiamerà Anticristo.

Principi Generali dell’Alchimia

All’inizio fu l’Abisso, il vuoto assoluto, il Nero più Nero del Nero, il Chaos privo di forma e di sostanza e da esso sorse la Luce. In termini alchemici l’Abisso, nell’accezione di San Tommaso d’Aquino, rappresenta un coacervo di forze energetiche sopracelesti da cui prese origine tutto l’universo. Per Basilio Valentino esso corrisponde al mondo Ectipico, originatosi dal mondo Archetipico, cioè da quell’Arché primordiale, Principio unico, eterno ed invisibile del Tutto, che nella discesa dalla fase Spirituale prende forma (Ideos di Platone) e consistenza, dividendosi in due entità speculari, l’Hylé e l’Azoth, il maschio e la femmina, l’Yn e lo Yan, il fratello e la sorella, Gabritius e Beja. Nella sfera Ectipica questi due Principi rimangono ancora uniti in una simbiosi immateriale ed Ermafrodita che costituisce l’essenza degli Angeli.

Da notare che il termine Azoth, comune alla tradizione di tutti i popoli antichi, è formato dalle lettere iniziali e finali degli alfabeti romano, greco, arabo ed aramaico, ma se si vuole approfondire un poco di più la relazione tra l’Alchimia e i geroglifici degli alfabeti, basta considerare che il simbolo astrologico-alchemico dell’ariete, ruotato di 180° diventa l’omega greco e quello del toro, ruotato di 90° diventa l’alfa greco.

I due Principi Hylé ed Azoth, detti in alchimia anche Zolfo e Mercurio, scendendo dal mondo Ectipico in quello Tipico del nostro universo, assumono una Forma visibile attraverso un Legame più o meno puro che viene chiamato Sale.

I 4 Elementi ed i 3 Principi

Tutti sanno che i quattro elementi dell’universo materiale sono: Terra, Acqua, Aria e Fuoco. Due di questi sono sempre visibili, la Terra e l’Acqua, mentre l’Aria e il Fuoco sono invisibili, perché spirituali. Il Fuoco è nascosto nella Terra e l’Aria è nascosta nell’Acqua. Due sono purissimi, il Fuoco o Secco e l’Acqua o Umido, gli altri due sono impuri, la Terra è caldo umida, l’Aria è freddo umida.

Tutte le sostanze terrestri e tutti i misti sono formati da Zolfo, Mercurio e Sale ed i 4 Elementi non sono altro che la manifestazione esteriore delle proprietà di questi misti. Sinteticamente si può dire che lo Zolfo corrisponde al Fisso e cioè alla Terra con il suo Fuoco nascosto, mentre il Mercurio corrisponde al Volatile, cioè all’Acqua con la sua Aria nascosta. Il Sale rappresenta il Legame tra questi due principi ed è costituito da un Fuoco di Zolfo particolare, Fulcanelli nelle Dimore Filosofali lo chiama Zolfo Immaturo. Da quanto spiegato si comprende cosa intendano i Filosofi quando dicono che l’1 diventa 2, il 2 diventa 3 ed il 3 diventa 4 oppure che il quadrato corrisponde al triangolo e al cerchio. In conclusione l’Archè, Principio unitario e primordiale del tutto, si divide in Maschio e Femmina per formare l’Ermafrodita Spirituale, il quale passando nell’universo visibile si materializza nel Maschio o Zolfo caldo e secco e nella Femmina o Mercurio freddo e umido. Ma ogni Maschio è formato da due Elementi, quello elementato, come dice San Tommaso, è la Terra e quello spirituale che è il Fuoco, così come la Femmina a sua volta è formata da un Elemento elementato che è l’Acqua e da un Elemento spirituale che è l’Aria.

Quando questi due gameti si uniscono nella realtà terrena non possono formare un Ermafrodita, bensì un misto di natura che può essere più o meno duraturo a seconda della purezza del loro legame cristallino detto anche Nodo matrimoniale o Sale di Armonicità, il cui mediatore abbiamo già visto essere lo Zolfo Immaturo. Sale, Zolfo e Mercurio uniti insieme nella loro forma più pura costituiscono la Quintessenza o Quinto Elemento. Per la verità la sostanza base da cui prendono origine tutte le cose è costituita da 2 Quinte Essenze, una volatile ed una fissa, unite insieme sempre attraverso il Sale di Armonia. Queste due quinte essenze costituiscono il Mercurio Filosofale Animato o Doppio che rappresenta la sostanza base della Pietra Filosofale ed è perciò l’oggetto della ricerca alchemica. Inoltrarsi oltre nella spiegazione di questi 2 quinti elementi, richiederebbe troppo tempo e spazio.

Quando il Nodo si spezza, il misto muore attraverso un processo ripetitivo della natura e che l’Alchimia chiama Putrefazione; ciò permette la liberazione dei 4 Elementi e dei 3 Principi, i quali si ricombinano di nuovo per formare un’altra sostanza. Da ciò l’aforisma: corruptio unius est generatio alterius (la morte di uno è la generazione di un altro).

Attraverso questo meccanismo di morte e rigenerazione avviene una progressiva purificazione non solo di tutte le sostanze materiali, ma anche delle essenze spirituali, fino ad ottenere la Triade Trismegistica perfetta di Corpo, Anima e Spirito, le tre guglie che sovrastano tutte le chiese gotiche. I due campanili della facciata centrale rappresentano, quello più basso il Corpo e quello più elevato l’Anima, mentre la guglia sopra l’abside, sottile e slanciata verso il cielo rappresenta lo Spirito.

La Vita

Per l’Alchimia tutte le sostanze sono esseri viventi, dotate cioè della scintilla divina o Zolfo (Plotino le dice dotate di Forma che è un Corpo quasi Spirito, anzi uno Spirito corporale), anche i sassi, i minerali, i metalli e persino gli atomi e le molecole. La durata della vita di ogni sostanza dipende dal grado di Armonicità del legame tra Maschio e Femmina. Questa Armonia non è solo consustanziale al misto (energia atomica), ma viene continuamente rinforzata dallo Spirito Divino che scende dall’alto per nutrire il mondo e che il Cosmopolita chiama “carne di vita”. Questo Spirito Divino, di natura sulfurea, si manifesta come effluvio invisibile, che, corporificandosi al contatto della terra, assume la conformazione di un Sale estremamente sensibile alle variazioni termiche, il Sale Unico di Natura. Infatti al di sotto dei 25° si solidifica assumendo la struttura cristallina di una stella a sei punte, perciò viene chiamato Stella dei Magi, in quanto è il segnale sicuro che Dio continua a nutrire le sue creature.

Esso è il principio della vita biologica sia dei vegetali che degli animali in quanto ha funzione di stimolo per la produzione dei 4 aminoacidi essenziali, che sono la base della catena di tutti i cromosomi, e quando incontra qualcuno di questi aminoacidi alterati o distrutti, provvede subito alla sua riparazione o ricostituzione.

Il motivo per cui le piante in autunno perdono le foglie ed entrano nel letargo invernale è dovuto al fatto che con l’abbassarsi della temperatura, questo Sale, da vaporoso qual’era, si solidifica e non circola più negli organismi. Quando poi arriva la primavera, aumentando la temperatura esso ridiventa vaporoso e stimola di nuovo la fioritura dei vegetali. Negli animali a sangue caldo ciò non succede perché esso trovandosi in un ambiente riscaldato dal sangue, rimane libero di agire in tutte le cellule. Lo Spirito Divino viene inalato con la respirazione ed è più abbondante in primavera, nei mesi di aprile, maggio, giugno.

I Metalli

Anche i metalli come i misti sono formati dall’unione dei due gameti, il Maschio o Zolfo e la Femmina o Mercurio, tuttavia a differenza degli altri misti, essi prendono origine da una sola sostanza, chiamata Umido Radicale Metallico che è sempre generata dallo Spirito Divino infuso sotto terra con la pioggia, la neve, la grandine ed in modo preponderante con la Rugiada. In questo Umido Radicale Metallico, detto anche Mercurio Filosofale o Latte della Vergine, si ritrovano i tre Principi Sale Zolfo e Mercurio.

Se tale sostanza rimane isolata e non cotta, al contatto dell’aria atmosferica quando si apre una miniera, essa si trasforma in mercurio volgare con tutte le caratteristiche di pesantezza, lucentezza e fluidità che lo caratterizza. Se invece l’Umido Radicale Metallico incontra sotto terra dello zolfo volgare con il quale viene cotto a temperatura moderata in ambiente chiuso, allora subisce un processo di maturazione che attraversa tutte le fasi dei 7 metalli e dopo circa mille anni si condensa in oro volgare.

Quando si forma l’oro volgare, lo zolfo volgare si stacca dal miscuglio, perché è un elemento imperfetto rispetto all’oro che invece è perfetto, perché i tre principi Sale, Zolfo e Mercurio in esso hanno raggiunto un assoluto grado di Armonicità e di purezza, come è ben spiegato da Pietro Bono nella Pretiosa Margarita. Se la cottura per un qualche motivo, (apertura della cavità o infiltrazioni) viene interrotta, l’Umido Radicale Metallico si solidifica nello stadio raggiunto che può essere di solfuro di piombo, solfuro di ferro, solfuro di rame, solfuro di stagno e così via. In conclusione i diversi metalli non sono altro che stadi diversi di formazione dell’oro, stadi impuri perché ancora legati allo zolfo corruttore.

Paracelso afferma che tutti gli alimenti sono in potenza veleni e che tutti i veleni sono in potenza alimenti. Ecco perché lo zolfo volgare, che è l’alimento dell’Umido Radicale Metallico è nel contempo anche un veleno. Infatti tutti i Maestri dicono di aborrire lo zolfo volatile, combustibile, perché è la causa di tutte le corruzioni. Lo stesso oro, che è la sostanza più pura non può essere purificato completamente dalla natura, ma solo dall’Arte. Infatti l’oro che si rinviene nelle miniere è puro solo al 98-99 %. Sia Pietro Bono che gli altri Filosofi affermano che se si riuscisse ad eliminare completamente lo zolfo corruttore dai metalli imperfetti, il loro mercurio riacquisterebbe la purezza originaria ed essi si trasformerebbero in oro. Su questo presupposto è fondata tutta la ricerca alchemica.

La Pietra Filosofale

Come si fa a sbarazzare i metalli imperfetti dallo zolfo volgare corruttore? Adoperando il suo antagonista, dicono i Maestri e questo antagonista non può essere altri che l’oro purificato al massimo dei gradi mediante un procedimento che la chimica non conosce e che si chiama Sublimazione. È proprio sublimando ripetutamente il Latte della Vergine o Umido Radicale Metallico che viene prodotto quell’oro purpureo (più puro del puro) che si chiama Pietra Filosofale, il cui effetto è quello di scacciare tutto lo zolfo volgare impuro che offusca i diversi metalli. Essa ha effetti curativi anche nel corpo umano perché elimina dalle cellule lo zolfo corruttore che con i suoi radicali liberi è una delle cause sia delle malattie che dell’invecchiamento.
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