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IL CASTELLO DI FUMONE


Il Castello di Fumone, la Rocca Longhi- De Paolis, famosa come sede della prigionia di Celestino V è da sempre custode di segreti.
Sede fin dall’XI secolo di una piccola prigione della Chiesa, la rocca, nel Medioevo, era tristemente nota per le condizioni disumane in cui versavano i detenuti e per le torture che vi si praticavano.

Una delle vicende, tra le più spaventose del castello, narra della triste e macabra storia del “marchesino”, avvenuta nel XIX secolo. Ultimo fratello dopo sette sorelle, il piccolo Francesco Longhi, quale primo figlio maschio, avrebbe avuto in eredità tutti i beni di famiglia. La tradizione vuole che le perfide sorelle, invidiose e per nulla intenzionate a perdere le proprie ricchezze decisero che l’odiato fratellino doveva perire. Lo uccisero giorno dopo giorno mettendo quotidianamente nella sua scodella minuscoli pezzetti di vetro. In breve tempo comparirono i primi dolori che divennero via via più atroci, sino a trasformarsi in una lenta e terrificante agonia: morì alla tenera età di cinque anni. La madre, allora, straziata dal dolore causato dalla perdita di quel figlio tanto atteso ed amato, ordinò, disperata e delirante, che le sue spoglie fossero imbalsamate con la cera e poste in una teca di cristallo, cosicché se ne potesse eternarne la memoria.

E così è stato. Aperto lo sportello del mobiletto, l’impressionante salma viene offerta alla vista. Tuttora non è chiaro il metodo usato per la mummificazione: il dottore morì subito dopo il lavoro in circostanze oscure.
Secondo una leggenda nota agli abitanti di Fumone, il Castello sarebbe infestato dal fantasma di Emilia Caetani Longhi e sembra che ogni notte ella, con passo inquieto e riecheggiante, si rechi a trovare il figlioletto, lo prenda in braccio ed inizi a dondolarlo tra nenie e lamenti. Ma pare che anche lo stesso “marchesino” non abbia abbandonato il castello, e che il suo spirito dispettoso si diletti a nascondere o spostare piccoli oggetti. Inoltre, come se non bastasse, saltuariamente dai sotterranei si udirebbero le urla e i gemiti degli spettri dei prigionieri dei sotterranei, la cui anima, dopo la tormentata esperienza terrena, non trovò mai riposo.
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LE STRADE DI EDIMBURGO


La città pullula di fantasmi, tanto che si organizzano visite guidate sull'argomento come il Mercat Walking Tours o il Robin Ghost Tours.
Generalmente, queste passeggiate iniziano proprio dal castello, sulla cui spianata chiamata Castlehill furono bruciate, tra il 1500 e il 1700, almeno 300 persone accusate di stregoneria.
Il castello stesso, naturalmente, ospita una serie di spettri, tra cui un tamburino senza testa che appare sugli spalti.
Tra i fantasmi più illustri della capitale scozzese ricordiamo quello dello scrittore Robert Louis Stevenson, che si manifesta sotto un enorme albero nella casa in cui trascorse la fanciullezza a Colinston. 
Il più celebre è quello di Thomas Weir, arso vivo nel 1670 dopo aver "confessato" di essere uno stregone. La sua casa, nel West Bow di Grassimarket, rimase vuota per oltre 150 anni, ma naturalmente il suo spirito senza requie continua ad abitarla: ogni tanto infatti si possono ancora udire i suoi singhiozzi o la sua risata inquietante.
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IL SOLE NERO


Il Sole Nero (Schwarze Sonne) esoterico ha notevole importanza nel Misticismo Nazista. Parrebbe che questo simbolo fosse già conosciuto nell'era delle Grandi Migrazioni, essendo stati rinvenuti alcuni fermagli femminili con tali caratteristiche. 
Goodrick-Clarke afferma, invece, che esso avrebbe origine medioevale e sarebbe la rappresentazione del movimento solare, con la ruota solare a dodici raggi che, a sua volta. deriverebbe dai dischi dei Merovingi, visualizzazione simbolica delle dodici stagioni e dei dodici segni zodiacali.
Questo simbolo è presente nel mosaico posto al pianterreno della Torre Nord del Castello di Wewelsburg, la cui costruzione fu niziata nel 1603 in Nord Reno-Westfalia dal vescovo-principe di Paderborn Dietrich von Fürstenberg ed il cui nome deriva dal Cavaliere brigante Wewel von Büren.
Nel 1934, sotto la spinta dell'SS-Brigadeführer Karl Maria Wiligut, il Rasputin di Himmler, che sentiva presente in qual luogo un'enorme forza spirituale, Heinrich Himmler firmò un contratto di affitto del castello per 100 anni per la cifra simbolica di 100 marchi con il distretto di Paderborn.

Entrambi erano convinti che si trattasse del mitico castello della Westfalia che, secondo una leggenda, sarebbe stato l'unico a resistere all'assalto degli Slavi dell'Est e che da lì i Tedeschi sarebbero partiti per la vittoriosa riscossa finale.

Wewelsburg è un nodo energetico particolarmente potente anche a causa della vicinanza al complesso megalitico di Externsteine nella Foresta di Teutoburgo. Ad Externsteine sorgeva l'Irminsul, il pilastro sacro che regge l'Universo e che collega il Cielo con la Terra, un simbolo pagano identico all'albero cosmico della mitologia norrena, l'Yggdrasil, poiché entrambi sono la raffigurazione della realtà che sta dietro l'apparente ed effimero mondo materiale.
Externsteine venne profanata con la distruzione dell'Irminsul da Carlo Magno, quando, nel 772 sconfisse i Sassoni e li costrinse a convertirsi al Cristianesimo.
"Non bisognerà mai dimenticare ciò che successe a Verden nell'anno 782. (...) Là si era svolto il massacro. Quattromilacinquecento prigionieri sassoni furono passati a fil di spada dai soldatacci cristiani di Carlo Magno." (Jean Mabire, "Thule - Il Sole ritrovato degli Iperborei", Edizioni L'Età dell'Acquario).
Negli anni venti del secolo scorso lo storico tedesco Wilhelm Teudt ipotizzò credibilmente che l'Irminsul sorgesse proprio ad Externsteine. Aderendo al Partito Nazista nel 1933 propose di rendere sacro il luogo per la commemorazione degli antenati.
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